Denis_Vrain-LucasDa Sendai ci spostiamo in Francia, e grazie alla nostra macchina del tempo andiamo anche indietro di qualche secolo e incontriamo quest’uomo.
Si chiama Denis Vrain-Lucas, siamo nel 1870 e il processo che lo vede coinvolto sta per concludersi, dichiarandolo colpevole e condannandolo a due anni di reclusione. La sua colpa è quella di avere ingannato  Michel Chasles, un illustre matematico del suo tempo.
Denis, nato nel 1818 a Châteaudun, lavora come impiegato nello studio di un avvocato, è un uomo dotto, autodidatta, ha la passione per le lettere e passa gran parte delle sue giornate in biblioteca. A quel tempo si usava collezionare manoscritti antichi, era un costume molto diffuso e sollecitava la vanità di molti:  Vrain-Lucas  fiuta l’affare. Inizia così nel 1854 a produrre dei falsi d’autore con una tecnica via-via sempre più raffinata. Si concentra per lo più nella produzione di lettere, ne scrive tantissime, più di ventisettemila, tutte fantasiosissime. Lettere di Dante, di Galileo, Carlo V, lettere di Laura a Petrarca, Nostradamus, Lazzaro risorto che scrive a San Pietro, Maria Maddalena che scrive a Lazzaro, fantasiose lettere di Cleopatra a Cesare e Marc’Antonio. Tutte quante in francese moderno ovviamente.
(In effetti, il francese è una lingua così sensuale che proprio ci sta con Cleopatra, fosse nato un secolo dopo Vrain-Lucas avrebbe certamente scoperto un antico video in cui Cleopatra e Cesare si esibivano cantando Je t’aime, moi non plus.)
L’incontro con Chasles sarà per il business di Vrain-Lucas una vera manna dal cielo, sfilerà all’ingenuo accademico una cifra intorno 150.000 franchi, vendendogli di tutto. È stato uno scritto di Pascal, in cui si dimostra che il genio francese ha scoperto ben prima di Newton il principio dell’attrazione universale, a risvegliare il patriottismo di Chasles e a farlo cadere nella trappola di Vrain-Lucas.
Il matematico portò orgoglioso nel 1867 questo documento all’Accademia delle Scienze rivendicando per Pascal ciò che era di Pascal e per la Francia ciò che era della Francia. Stupito, un dotto inglese fece notare timidamente che questi testi si basavano su misure astronomiche fatte ben dopo la morte di Pascal. Poco male, non bastava certo così poco per mettere in difficoltà Vrain-Lucas ed ecco che per mano del povero Chasles arrivò all’Accademia una sorprendente lettera del 1641 firmata Galileo. Era stato il genio pisano (fiorentino d’adozione), dunque, a mandare a un adolescente Pascal le misure. Ma nel 1641 Galileo era già cieco.
Insomma Denis Vrain-Lucas non poteva farla franca e fu condannato. Si fece i suoi anni di prigione, ne uscì, poi rientrò di nuovo per una storia di furti in biblioteca e infine morì come tutti si muore.

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Fatjona Lamce

Fatjona non sa, ma sta imparando.