Laura probabilmente era un pesce rosso che faceva sempre lo stesso giro nella sua boccia di vetro, due colpi di pinna veloci per girare dietro la finta roccia calcarea, un saluto alle lumache marine appiccicate sul vetro, e un passaggio veloce tra le alghe per farsi accarezzare le squame e poi di nuovo in giù verso la finta roccia calcarea per ricominciare tutto daccapo. Non so, me la immagino così la vita di Laura Dekker prima che decidesse di salire su una barca e fare il giro del mondo da sola a 14 anni. Era un pesce rosso in una boccia e adesso è nell’oceano.

Perché la vita è ingannevole certe volte, magari sei in una gabbia e nemmeno te ne accorgi, finisci in un recinto e cominci a starci comodo, quasi rassicurato. Non so, penso che dovremmo sperare con tutte le nostre forze di saper riconoscere le prigioni in cui ci troviamo. E forse l’unico modo per farlo è prendere le misure della nostra gabbia attraverso i nostri sogni, e il sogno di Laura era quello di girare il mondo, vederlo, conoscere persone e luoghi. Senza la pressione di fare record o tagliare traguardi, no, con la calma necessaria per visitare i posti incredibili di cui aveva sentito parlare da bambina. Così nel 2010: dopo aver lottato con i tribunali olandesi che non la consideravano in grado di poter fare il viaggio; essere stata arrestata e rimandata indietro durante uno dei suoi primi tentativi; essere stata accusata di pazzia o di voler solo attirare l’attenzione dai media e dopo alcuni tentativi di fuga, ha preso la sua barca Guppy ed è finalmente partita dall’Olanda. Gibilterra, Panama, Capoverde, Galapagos. 5600 Miglia con gli occhi pieni e le vele gonfie. Due anni da sola in mezzo al mondo, la storia di una quattordicenne che ha trattato con rispetto i suoi sogni.

Sulla sua avventura Jillian Schlesinger ci ha fatto un documentario, semplice e lineare come lo sono solo i racconti di viaggio. Infatti Maidentrip si sofferma solo pochi minuti sulla vita nella boccia di vetro di Laura per raccontare tutto quello che invece succede dopo, durante il sogno. Le onde alte, le vele che si strappano, la gioia di rivedere le persone che ami anche se solo per poco. La solitudine, il buio e allo stesso tempo la gioia, i delfini che nuotano vicino alla tua barca o i ravioli che non riesci a cucinare in mezzo all’oceano. Perchè nei sogni, come nei viaggi, dentro c’è di tutto.

Laura nelle riprese che si è fatta da sola in mezzo all’oceano non dice mai frasi retoriche alla Into the wild, ha la pelle e le parole di una adolescente che gira il mondo per tutta la durata del documentario. Se andate a leggere il suo blog sembra quasi che non ci sia un filtro tra i suoi occhi e la sua penna, descrive tramonti, albe, distese di acqua infinite, semplicemente come le vede. Immagino sia più o meno così quando stai vivendo un sogno, non perdi tanto tempo a trovare le parole per raccontarlo, lo fai come viene.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.