pioggiaFirenze sotto la pioggia è un disastro, lo sanno tutti. Le strade sono ingombre di macchine, i marciapiedi ingombri di galosce e ombrelli, il nervosismo impera e le pozzanghere pure. Il fiorentino medio soffre, sbuffa, si inquieta.

Oggi non piove, diluvia. Guardo i miei piedi a mollo e adocchio il portone della Regione Toscana. Sono in via Cavour e in lontananza, nascosti da ombrelli scuri come il cielo, vedo il Battistero e il Duomo. Sono troppo bagnata, mi fermo.

Mi accorgo subito che la mia non è stata un’idea originale: l’androne del portone della Regione è ingombro di persone che si riparano dalla pioggia, il poliziotto di guardia capisce e lascia fare.

Mentre scuoto l’acqua dall’impermeabile, do un’occhiata furtiva all’umanità che mi circonda. Questo è il luogo e l’ora dei professionisti; e infatti non mi sbaglio: ci sono uomini e donne che sembrano in divisa, eleganti, non originali, indossano capi firmati come fossero opere d’arte moderna, sono impettiti, parlano a telefono e girano le spalle al vicino, sembrano fatti con lo stampo tanto sono uguali, giovani o meno poco conta. Il massimo dell’originalità lo offre la signorina accanto a me che con una mano tiene i manici di una borsa modello “ultimo Prada” e con l’altra, nervosa, invia messaggi che, a giudicare dalla sua espressione, non sono rivolti a qualcuno che le è caro.

Ma un tempo, ripararsi dalla pioggia in un portone, non era occasione di conoscenza? Ci si scambiava un cenno di saluto, ci si lamentava del tempo …oggi non deve essere più così.

Mi guardo intorno e finalmente vedo qualcosa di diverso: bell’esemplare, maschio, giovane, ma non troppo, biondo come il miele, occhi verdi; sta un po’ in disparte, in una posizione elegante anche se siede sugli scalini di pietra. Si guarda intorno in modo curioso mentre aspetta, paziente, che l’acqua dal cielo ci dia una tregua.

Lo guardo attentamente e penso che è l’essere più bello che mi sia capitato di vedere da tempo. Allora è vero si fanno buoni incontri al riparo dalla pioggia. Mi sembra solo, certo è che io e lui siamo gli unici a non essere a telefono.

Mi avvicino, per farlo devo chiedere permesso ad un giovane alto con una abbronzatura stile “torno adesso da Cortina” che mi dà uno sguardo con il sottotitolo ”non lo vedi che sono a telefono?”, però così ho una visione migliore; di solito non sono così ardita, ma ho bisogno di un contatto e qui l’unico a cui posso rivolgermi è lui.

Aspetto qualche secondo e poi anche lui mi vede e gli colgo una espressione triste.

Rimango incerta sul da farsi e questi secondi di incertezza li pago cari. La signorina “ultimo modello Prada” con una voce stile gatto afono lo chiama: “Vieni sta spiovendo, ce ne andiamo”.

Lui obbediente si alza e mi passa davanti; lo guardo lui mi guarda, ci piacciamo ne sono sicura, ma non c’è modo o tempo per nessun contatto, lo sappiamo.

La “signorina Prada” con fare annoiato lo chiama ancora, poi stizzita per la sua breve esitazione, tira rabbiosa il guinzaglio e lo porta via .

E’ l’ultimo giovedì di questo gennaio 2015, piove e io, inerme, mi lascio sfuggire inebetita il più bell’incontro possibile al riparo dalla pioggia.

(Visited 975 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…