L’alluvione del 1966 fu un duro colpo per la città. L’acqua entrò anche nelle chiese fiorentine e devastò le ricche decorazioni in marmo dei pavimenti, come quelle del Duomo e di San Lorenzo.
Il risanamento della pavimentazione del Duomo avviò una serie di ricerche decennali che portarono alla riscoperta della chiesa precedente, ossia la Santa Reparata oggi visitabile sotto Santa Maria del Fiore. Anche in San Lorenzo l’alluvione fece danni ingenti e la pavimentazione fu rimossa per essere restaurata. Qui, però, fu deciso di non avviare le ricerche archeologiche, sebbene la storia della chiesa fosse in realtà interessante. Furono solo rilevate alcune strutture visibili che fecero sorgere molte domande.

La storia di San Lorenzo è antica. Fu realizzata negli anni ’90 del 300 d.C. all’interno di uno dei borghi più importanti della Florentia romana, poco a nord della porta romana settentrionale (che era vicino al Battistero). Secondo la tradizione agiografica (le ‘biografie’ dei Santi) fu consacrata niente di meno che da Ambrogio di Milano, e realizzata grazie alle donazioni di una ricca aristocratica romana, di nome Giuliana, che era riuscita ad avere un figlio solo dopo la visita alla tomba del martire Lorenzo a Roma. In San Lorenzo fu sepolto il vescovo Zanobi, il protettore della città, amico di Ambrogio.
La sua storia si perde nel ‘buio’ dei primi secoli del Medioevo. San Lorenzo si trovò  fuori dalle mura della città, che nel frattempo aveva perso gran parte dei propri borghi e si era ritirata dentro le difese. La chiesa perse di importanza rispetto alla chiesa di Santa Reparata, che diverrà poi il Duomo, la Cattedrale. San Lorenzo ‘rinasce’ assieme al suo borgo, in epoca romanica (dopo il Mille), per poi diventare la basilica medicea per eccellenza, con il grande progetto del Brunelleschi.

Ma torniamo al 1966. Togliendo la pavimentazione dopo l’alluvione furono rilevate le creste dei muri che si vedevano. Il rilievo, fatto velocemente, mostra diverse cose interessanti, tra cui una grande esedra (un muro rotondo come un abside) comune in molti edifici romani. Si tratta di ipotesi, ma non è escluso che l’attuale chiesa insista in parte sopra i resti di un edificio romano, forse una grande domus con impianto termale annesso. In scavi ancora precedenti, sotto l’attuale scalinata della chiesa, emersero una serie di ambienti di epoca romana, interpretabili come tabernae (ossia botteghe) che ricordano, per dimensioni e quote, le famose ‘buche’ di San Lorenzo, dall’altra parte della piazza. Le ‘buche’ attuali (negozi dove ancora si vendono merci di vario tipo) sono accessibili tramite scalinate verso il sottosuolo. Quando passate da San Lorenzo scendete in una di queste ‘buche’. Forse farete un viaggio nel tempo, dalla vostra epoca fino ad una bottega di epoca romana, rimasta molto al di sotto della Firenze attuale.

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.