Non c’è periodo migliore di questo freddo autunno per vivere la città pedalando in bicicletta. Le gambe sono il motore che, come una storica locomotiva a vapore, scalda il resto del corpo; senza sudare e portandoti ovunque tu voglia. In sella alla mia mountain-bike comincio a pedalare direzione Parco delle Cascine. Godo la visione di Firenze che si spoglia delle foglie dei suoi alberi. Pongo particolare attenzione in curva, le foglie a terra creano un terreno poco aderente per la ruota. Fortunatamente la tassellata svolge bene il suo lavoro facendomi compiere la curva in sicurezza. Passo velocemente sopra un tappeto di fogliame e mi sembra quasi di pedalare sopra una nuvola. Le foglie, ormai prive di vita vengano risucchiate dalla rocchetta dei pedali che con la forza motoria ne fa dei coriandoli. Il pratone delle Cascine sembra un quadro di Fattori, tante macchie colorate che danno vita ad un’opera unica. Gli alberi grigi e spogli mostrano la loro maestosità, nudi e senza vergogna. Lascio le Cascine e mi dirigo verso piazza Ferrucci dove comincio a salire le rampe del piazzale Michelangelo. Lunghe distese di foglie decorano il marciapiede, mentre una vecchia signora rischia di cadere scendendo lo scalino totalmente coperto dal fogliame. Anche un cane di piccola taglia, zampetta immerso fino alla testa nei cumuli di foglie posti ai lati della strada. Un gruppo di bambini si diverte ad appizzare piccoli fuochi con rami secchi e aghi di pino, gettandoci sopra mortaletti. Le foglie degli alberi sono rosse come i nasi dei passanti infreddoliti e gialle come i guanti dei bimbi che danno la mano al papà. Finalmente giungo al piazzale Michelangelo. Da quassù Firenze avvolta dalla nebbia di un pomeriggio di metà dicembre, con il tramonto in corso d’opera, sembra la Transilvania del conte Dracula. Lo scenario di alberi nudi e foglie cadute a terra, mi fa pensare che anche noi dovremmo spogliarci più spesso delle maschere che indossiamo quotidianamente, mostrando la nostra vera identità.

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