downloadFaccio una premessa: sono una Springsteeniana convinta, per cui assicuro la totale mancanza di obiettività nel riportare quella che, a detta di tanti, è stata una serata epica!

Come ogni fan di Springsteen sa, il concerto dell’amico Bruce non si limita alle ore del live (che si aggirano intorno alle 4), ma si estende ai giorni precedenti, e poi successivi; precedenti, perché si parla di giorni, amici, GIORNI di file, attese, numeri d’ordine di ingresso allo stadio da scrivere sulla mano o braccialetti agognati per l’area PIT (sottostante il palco) da strappare con le unghie e con i denti; successivi, perché poi per giorni ti rimane addosso quell’aria imbambolata e beota, quel “ma cosa?ma dove sono?ma cosa è successo?ma….??!” che si legge su ogni centimetro del nostro volto.
Sono arrivata a San Siro sabato alle 16 (il concerto era domenica alle 20), e il mio numero di ingresso al PIT (ne distribuivano un massimo di 1500) era il numero 813. Sì. Il giorno prima c’erano già oltre 800 persone che belli e beati aspettavano l’ingresso al parad…emmm, allo stadio, e di lì alle 20 sarebbero state oltre 1000.

Finito l’appello delle 20, tutti liberi fino al mattino dopo: che bello – penso – mi posso vedere con tranquillità la partita dell’Italia. Ecco, me lo devo appuntare: mai più infilare nello stesso pensiero le parole “tranquillità” e “partita”. Eppure tifo Fiorentina, ormai dovrei saperlo.
E un grazie alla strafottenza di Pellè. Olè.

Ma tornando a bomba sul concerto: lo so che tanti, tantissimi non ci capiscono: “un altro concerto di Bruce?? Ma non l’hai già visto?!” – “Due giorni in fila??!! Ma sei pazza??!”.
A me verrebbe da dire che i pazzi siete voi che non lo avete mai provato, ma qui cado nella totale mancanza di obiettività di cui sopra, e allora cerco di contenermi 🙂
Sarò banale, ma cito la famosa frase che dice: “il mondo si divide in due: chi ha visto Springsteen dal vivo, e chi non l’ha mai visto”. Ecco. Andate e godetene tutti, poi ne riparliamo anche davanti ad una birra se volete 🙂
E che ogni sera stravolge la scaletta e regala concerti con canzoni quasi tutte diverse, manco lo dico. Ah no, ormai l’ho detto.

Entriamo dentro lo stadio intorno alle 15: che bello, mancano solo 5 ore. SOLO. Olè.
Ma lo zio Bruce fa capolino alle 16.30 da solo sul palco, armato della sua chitarra acustica, e ci delizia con una bella Growin’up, dandoci poi appuntamento a più tardi. E chi si muove??!

Un concerto di Bruce è sudore: il suo, che si dà con ogni parte di sé dall’alto dei suoi quasi 70 anni, e il13615364_10208550271786665_3676139354438266945_n nostro lì sotto, che iniziamo a sudare non appena ci mettiamo in costume sotto il sole ad aspettarlo; è sorrisi, e chiacchiere e abbracci con persone che piano piano, negli anni, diventano amici, e spesso solo in queste situazioni rivedi; un concerto di Bruce è la folle, magica, pazza organizzazione per creare una coreografia con la quale ringraziarlo e farlo rabbrividire non appena sale sul palco e ci guarda: e ieri eravamo tutti lì con un cartellino colorato in mano, a formare nei due anelli centrali la scritta gigante “DREAMS ARE ALIVE TONITE”, quasi a rispondere alla sua THE RIVER, in cui dice “È un sogno, una bugia, se non diviene realtà”: no, stasera i sogni diventano reali, Bruce, qui nessuno scherza, nessuno mente: queste emozioni sono vere.
L’ultima volta a San Siro, invece, la coreografia aveva ripreso una frase da Born to run, dove lui si chiede se l’amore è reale: noi, in massa, gli abbiamo risposto con la scritta: OUR LOVE IS REAL.
Ecco perchè ci chiama pazzi noi  italiani, e pure “fucking die hard”; e ieri, “il pubblico più bello del mondo”: Ah Brù e te credo, ma dove li trovi degli altri folli così?:)

E poi i salti, le urla, i cori che lui guida, le lacrime a fiotti su una Drive all night da pelle d’oca quando sussurra “you’ve got, you’ve got my, my love, heart and soul…so don’t cry now...”: che più lui ti canta di non piangere, e più tu piangi come una disperata. E credetemi, non parlo solo del pubblico femminile presente…

I pezzi lenti sono quelli in cui la sua voce, profonda, risalta al meglio (Point blank e Indipendence Day per dirne un paio), ma per la maggior parte della scaletta si va con l’acceleratore, e sembra quasi una macchina da guerra dalla furia che scatena su quel palco. Ecco, se lui ha quasi 70 anni, non vedo l’ora di averli anche io.
Peccato la voce che ogni tanto cala, scende, perde un po’ la retta via: ma glielo concedo. Ha 70 anni. E poi lo amo. Uff, aridaje con la mancanza di obiettività!

IMG_20160704_134521Piccola parentesi di alto godimento: raggiunta la prima fila, io e le mie compari ci mettiamo proprio sotto ad uno dei palchetti…ed eccolo venire verso di noi, ed eccolo prendere la mia mano durante Spirit in the night. Ed eccomi morta. Chiusa la parentesi.

Tre ore e 45 di concerto, che si chiude con l’unica e sola Thunder Road: una canzone che è un film, struggente nella sua versione in acustico, che ci ricorda che forse, a volte, se le cose non ci piacciono, l’unica cosa da fare è montare su una macchina e lasciarsi tutto alle spalle: perchè questo è un posto per perdenti, ragazza, e io, sono nato per vincere.

Ci vediamo il 16 a Roma, Brù.

Ecco la scaletta della serata:

1. Growin’ Up (Pre-concerto, in acustico)
2. Land of Hope and Dreams
3. The Ties That Bind
4. Sherry Darling
5. Spirit in the Night
6. My Love Will Not Let You Down
7. Jackson Cage
8. Two Hearts
9. Independence Day
10. Hungry Heart
11. Out in the Street
12. Crush on You
13. Lucille
14. You Can Look (But You Better Not Touch)
15. Death to My Hometown
16. The River
17. Point Blank
18. Trapped
19. The Promised Land
20. I’m a Rocker
21. Lucky Town
22. Working on the Highway
23. Darlington County
24. I’m on Fire
25. Drive All Night
26. Because the Night
27. The Rising
28. Badlands

Bis:
29. Jungleland
30. Born in the U.S.A.
31. Born to Run
32. Ramrod
33. Dancing in the Dark
34. Tenth Avenue Freeze-Out
35. Shout

Bis 2:
36. Thunder Road (solo acoustic)

 

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Silvia Nanni

Pisana (atipica, adora Livorno) ma Fiorentina d’adozione, classe ’82 (mentre nasceva la nazionale di calcio esultava per la coppa del mondo), Copywriter e Social Media Manager (bei tempi quando i mestieri erano solo in italiano), ama la musica (canta in un gruppo acustico, i Brac), il teatro (lo fa da 15 anni), Parigi e Firenze, l’odore del basilico, i carciofi e ridere in compagnia.
Adora la musica live, ed è fermamente convinta che un concerto, a prescindere dal genere e dall’artista, valga sempre la pena di essere visto (si, ok, Gigi d’Alessio è un’eccezione).
Stare ferma la spaventa, da sempre. E il tatuaggio Born to run sulla spalla, parla da solo.
Ha da poco un gatto, Alfie. O meglio. da pochi mesi Alfie si prende cura di lei.