Foto da Wikipedia

Quest’anno il carnevale è arrivato e sta passando senza che quasi me ne accorga, per il semplice motivo che è venuto troppo a ridosso delle feste natalizie e con una Pasqua che “bussa già alle porte”. La “stiacciata alla fiorentina” comprata al supermercato, i cenci fatti dalla nonna, ma nulla di più.

Certo è una festa che sento poco dal punto di vista del divertimento, invece, sul piano gastronomico, mi stimola molto.
La schiacciata, nel tempo, ha subito molte variazioni. Da semplice stiacciata fatta con lo strutto, utilizzato al posto del burro, e arricchita dai ciccioli di maiale, si è trasformata, col passare del tempo, in una torta ripiena di crema chantilly o panna, che troviamo nelle pasticcerie o che facciamo in casa.

I puristi la preferiscono senza ripieno, ma la trasformazione subita nel tempo, dimostra anche come sia cambiata la società.

Ricordo, ad esempio, che negli anni 60/70, alle scuole elementari, ci insegnavano le origini delle maschere di carnevale con Stenterello, la maschera di Firenze, ultima maschera della commedia dell’arte, che faceva bella mostra nei nostri sussidiari.
La comicità di Stenterello nasceva dalla sua stessa figura: naso prominente, magro, gracilino, piccolo di statura, chiacchierone, impulsivo, ma anche ingegnoso, saggio e pronto a schierarsi con i più deboli.

Ormai parlo di una figura carnevalesca lontana. Le maschere del nostro tempo sono ben altre, dalle tartarughe ninja, ai supereroi dei fumetti.

Tutto questo per sottolineare che il tempo scorre e che la stiacciata alla fiorentina si è modificata, così come si è modificata la società. Che sia farcita o meno, di fatto, è ben lontana dalla sua antenata e dal sapore conosciuto, da chi ha avuto modo di provare la “versione originale”.

Buon carnevale

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.