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Una macchina segue le curve di una strada tortuosa e si infila in un vialetto sommerso nelle colline senesi. Samantha parcheggia davanti alla villa e spegne il motore. Il suo gps le dice di essere arrivata a destinazione.

Scende dall’auto e si trascina dietro una pesante valigia rossa.

Suona il campanello e trascinata all’interno dell’abitazione si trova davanti un’intera famiglia: nonni, zii, cugini, genitori, nipoti. Ogni genere e ogni età.

Così inizia la sua prima riunione de “La Valigia Rossa”. Tra chiacchiere piccanti e cosmesi.

Tre anni dopo Samantha bussa a un’altra porta. La mia.

Strette nel piccolo appartamento, sedute per terra a mangiare uva e bere vino rosso, ci guardiamo incuriosite e ascoltiamo la ragazza con la valigia, che tra risate e serietà ci passa di mano in mano i vari oggetti contenuti nella valigia: spuntano paperelle (il cui uso non si limita a ornamento nella vasca da bagno), lingerie commestibile, dildi di ogni forma, colore e dimensione.

E noi in un clima rilassato ma anche divertito, circondato da amiche, chiediamo tutto ciò che ci viene in mente sulle tematiche della sessualità. Poniamo dubbi, provocazioni, curiosità. Parliamo della nostra vita sentimentale, amorosa, sessuale. Chiediamo consigli e ci apriamo probabilmente come mai ci era capitato.

Ma cosa è la Valigia Rossa?

Approdata in Italia, tra gli altri paesi, e nata da un’idea spagnola (La Maleta Roja) La Valigia Rossa vuole essere un’opportunità di chiacchiere e consigli sul sesso, dalla consulenza alla vendita di sex toys a domicilio, in una modalità di intermediazione tra le “clienti” e gli “specialisti”, in caso di necessità (e qualora le domande poste durante la riunione non possano trovare risposta da parte delle consulenti).

Mi sono chiesta come si diventasse consulenti e quale fosse la storia di chi decide di diventarlo.

Samantha allora si rivela, perché la sua storia possa servire ad altre donne.

Mi racconta che fin da piccola i suoi genitori le hanno dato un’educazione improntata alla “verità scientifica”, per così dire. Niente cavoli, né cicogne. Ma ovuli e spermatozoi: ecco “come nascono i bambini”, un libro che le sarà utile fin dalla sua infanzia (e da cui apprende che gli ornitorinchi sono animali velenosi).

La prima volta, il primo ragazzo e le prime esperienze sessuali. E poi a ventun anni arriva un amore diverso, più maturo e con lui raggiungono insieme il primo orgasmo di coppia. La felicità dura due anni e poi Samantha si ritrova in un momento buio della sua vita. Sente un vuoto dentro che non sa spiegare, il suo corpo esiste ma separato da lei. O lei non vi abita più.

Passano i giorni e i mesi e lei continua questa esistenza priva di significato.

“Ero come morta”, mi racconta Samantha. Poi uno stage di canto, una sua passione ritrovata in quel momento, le fa ricordare cosa vuol dire abitare un corpo.

Sulle scale di una piazza a Viterbo, dove si svolgeva l’esercizio del workshop, Samantha si arrampica e come suggeritole dall’insegnante immagina che qualcuno la tiri verso il basso. E mentre inizia a cantare la vibrazione della voce le attraversa il corpo, tornando a dargli una nuova vita.

Sia lo stage, che le aprì gli occhi sulla sua situazione e le fece tornare in mente l’esistenza del suo corpo, sia delle sedute di bioenergia, la aiutarono a riequilibrarsi e a riprendere il controllo di sé.

Una nuova consapevolezza di volersi bene e di non lasciarsi andare.

Mi parla dell’importanza di essere consapevoli di noi stessi, del nostro corpo, di ciò che ci provoca piacere e ciò che al contrario disprezziamo. Seguire tutto ciò che il nostro istinto ci guida, senza pregiudizi e senza paura di essere giudicati.

Ma come è approdata alla Valigia Rossa? La vera svolta è stata una tarda sera che sul divano davanti alla televisione Samantha guarda una puntata di “Sex Educational Show” dove era presente la presidente della Valigia Rossa Italia.

Innamorandosi della mission le manda il proprio CV e dopo una selezione, colloquio e formazione, la giovane ventiseienne diventa consulente.

Ora Samantha ha ventinove anni, gli occhi sorridono e brillano quando parla di questo lavoro.

Non è malizia, è la voglia di aiutare le donne a piacersi, a liberarle dai tabù di cui spesso sono prigioniere, di renderle autonome e consapevoli del proprio corpo. Di toccarsi e di lasciarsi toccare. Il resto della storia lo decidiamo noi.

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(Credits della foto di copertina: Samantha Anselmo)

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Elena Di Bella Manca

Pensatrice a tempo pieno, un po’ italiana, un po’ messicana.
Mi piace scrivere attraverso il giornalismo gonzo: a metà tra narrativa e giornalismo.
Immergersi nell’articolo, entrarci e viverlo di persona. Per capirlo, per approfondirlo. Perché tutto inizia con una storia.