geo desertoLadies and gentlemen,  la rubrica “Sali a bordo”  vi dà il benvenuto….a bordo! Viaggeremo alla velocità della fantasia ad un’altitudine oltre l’immaginazione. Meta:  la storia di Eugenio Bruschi, in arte Geo, fiorentino doc , 84 anni, un’energia da vendere e una lunga serie di avventure in oltre 130 paesi : dall’Alaska  al Sahara, dalle Americhe all’Oceania.

Una sorta di casa-museo disseminata di fotografie, mappe e guide fa da cornice al nostro incontro. Ovunque regna un’atmosfera degna dei grandi esploratori dell’800.

Quando ha scoperto la passione per i viaggi?

Nella lettura, già prima di partire viaggiavo con la mente. Nel ’49 mio padre mi regalò una vespa ed io sono arrivato fino ad Amburgo. Nel ’50 per l’Anno Santo ho percorso il tragitto Firenze- Roma in bici in 12 ore. Il primo viaggio extra europeo è stato in Marocco. Il progetto era di andare fino a Dakar, ma la guerra me lo ha impedito. Pensa che sono stato anche arrestato da un mandante della Legione Straniera. Grazie al Visir sono stato ospite alla corte del re Assan II per la festa di nascita del figlio. La sera, nel deserto disseminato di tende, ho assistito alla tradizionale corsa a cavallo. Ricordo il re a dorso di un destriero nero con un mantello bianco, un’esperienza indelebile.

Cos’è per lei il viaggio?

Da giovani si è spinti dalla voglia di mettersi alla prova. Andare a Bombay in auto negli anni ’60 è stata un’esperienza di vita più che un viaggio. Ho imparato a viaggiare per immergermi nelle atmosfere. Sono appassionato di filosofia, di etnologia e di religioni, per questo nei miei viaggi scendo tra la gente, partecipo a riti e cerimonie e li documento cercando di tramandarne il valore nel tempo.

Che tipo di viaggiatore è?

Sono stato in alberghi sette stelle, come il Sofitel Legend Old Cataract di Aswan, dove ho dormito nella stanza di Churchill, ma quello che amo di più è l’avventura. In India per andare alla festa Maha Kumbh Mela, ovvero uno dei maggiori pellegrinaggi di purificazione, ho impiegato in macchina ben 12 ore per percorrere 150 km di strada. Perché? Prima ci siamo imbattuti in un matrimonio, poi ho incontrato dei gitani. Non amo i percorsi stabiliti. Lasciarsi sorprendere dagli incontri del viaggio è quello che fa la differenza.

Le sensazioni al ritorno?

Ricordi indelebili e la gioia di raccontarli e condividerli con gli altri. Anche per questo nel 2014 ho istituito insieme al Comune di Pontassieve il “Museo Geo Bruschi”, che contiene oggetti archeologici, fotografie e maschere provenienti da tutto il mondo,  con lo scopo di conservare il mio lavoro e metterlo a disposizione degli altri.

La sua attività di fotoreporter ha dato vita ad una sorta di romanzo corale illustrato, quando scatta una foto cosa cerca di catturare?

Dal punto di vista artistico i ritratti sono la mia passione, ne avrò fatti migliaia. Cerco di cogliere l’emozione che c’è dietro ad un volto segnato dalle rughe, uno sguardo, un sorriso.

Tra tutti i viaggi che ha intrapreso quale consiglierebbe ai lettori di TuttaFirenze?

L’Amazzonia. Riscoprire il contatto con la natura è importante. Un ambiente difficile, ma affascinante. Da Puerto Maldonado in Perù sono arrivato fino a Manaus in Brasile attraversando la giungla insieme a mia moglie e una guida indio munita di machete. E’ li che ho scoperto il legame speciale tra mia moglie e gli animali, era come se loro stessero ad ascoltarla. Un piccolo cinghiale ci ha seguiti per tutto il viaggio!

Progetti per il futuro?

A febbraio vorrei andare nel deserto di Atacama in Cile e arrivare fino al lago di Titicaca. Partirò con qualcuno dei miei da Firenze, ad una certa età  la vita ed il modo di viaggiare cambiano…

…ma lo spirito, aggiungo io, mi sembra lo stesso di un giovanotto e quindi auguro a Geo, instancabile esploratore, una nuova ed emozionante avventura!

P.S: Se c’è posto in valigia…

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Francesca Pallecchi

Fiorentina, classe 1981, Francesca si destreggia tra progetti e collaborazioni nell’ambito della comunicazione e degli eventi (della serie Welcome to the jungle!), ma soprattutto nutre una passione sfrenata per i viaggi. La potete vedere con l’aria felice e sorridente quando indossa scarpette da trekking e zaino in spalla per andare alla scoperta del mondo. Ha all’attivo una lunga serie di avventure, dal Sud America all’Africa, dall’Europa all’Asia. E sia che si tratti di mete vicine o lontane, di viaggi reali o immaginari, ha un motto: L’importante è partire!