Vincere, nello sport, spesso, non è la cosa fondamentale: ancora più importante, qualche volta, è stravincere. Calcare la mano, esagerare, rendere tutto di dimensioni macroscopiche. Specialmente nelle partite più sentite, se qualcuno ne ha l’occasione, dovrà cavalcare l’onda e infierire sull’avversario. Per vincere due volte.

Steven Bradbury è un mito. Oro nello short track alle Olimpiadi di Salt Lake City nel 2002. Un oro frutto di una sapiente dose di culo e una leggenda portata a conoscenza del popolo italiano grazie, soprattutto, alla Gialappa’s Band.
Prima di quella finale, dei 1000 metri dello short track, il commentatore italiano, volendo esaltare il grande favorito, l’americano Apolo Anton Ohno, chiese: “Si limiterà a vincere o vorrà stravincere?”
Poi Ohno cadde e vinse Bradbury.
Ieri, Fiorentina-Milan: Franchi strapieno e atmosfera delle grandi occasioni. In ballo c’è una grande fetta di terzo posto, l’ultimo valido per partecipare alla prossima Champions League. Ma, cosa ancora più fondamentale, c’è da riservare un trattamento particolare a Riccardo Montolivo. Riccardo Montolivo è il grande ex, sette anni in viola, mai realmente esploso e con grandi dubbi esistenziali: perché – si chiese quando era ancora alla Fiorentina – non posso giocare io al Camp Nou di Barcellona, con il Milan, e lo fa invece Nocerino? Poi, dopo un anno, viene accontentato e perde 4-0. Ciao.
Fondamentale, in Fiorentina-Milan, è mettere in assoluta confusione mentale Riccardo Montolivo, il grande ex. Bordate di fischi ad ogni suo tocco di palla: il suo primo passaggio, un appoggio facile, è un destro in tribuna. David Pizarro, faro del gioco fiorentino, non vuole, evidentemente, vincere il suo duello personale con l’alter-ego rossonero, Riccardo Montolivo. Lo vuole stravincere.
Minuto 14 della sfida: Pizarro è pressato da Montolivo, può scaricare il pallone su tre persone, ma preferisce fare da solo. Per infierirlo, prendersi la standing ovation e mandarlo in confusione totale. Poi, però, Montolivo gli ruba palla e segna. Cosa che non ha mai fatto in sette anni a Firenze.
Si dice che un arbitro sia bravo quando non si sente la sua presenza in campo. Ma il signor Tagliavento della sezione di Terni preferisce prendersi la sua notorietà con un’espulsione rivedibile. Poi, per compensare o per scontentare un po’ tutti, dà rigori dubbi e fa lo gnorri su quelli più probabili: perché lui, il signor Tagliavento della sezione di Terni, non voleva vincere il ruolo di protagonista della partita – anche perché, per un arbitro, non è un vanto. Lo voleva stravincere.
Morale: stravincere sarà anche fondamentale, ma non porta bene. Chiedere a Galliani, che – sembra – per stravincere la sua sfida dialettica, se l’è presa con un bambino in zona autorità. O chiedere a Boateng, che ha provato a stravincere la sfida sul taglio di capelli.

 


La capigliatura anti-nebbia di Boateng.
Fonte della foto: Tuttomercatoweb.com

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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