Alzate la testa, fiorentini, se vi trovate in viale Strozzi prima di immettervi nel sottopasso di viale Belfiore. E visto che “fate l’inchino” quotidiano all’autovelox che sta lì di lato, nel rallentare alzate lo sguardo sopra la ferrovia, un po’ a sinistra. Tutto sarà più semplice se vi troverete imbottigliati nel traffico, perché avrete più tempo per farlo. Chi conosce Firenze sa che lì, grazie al traffico, è sempre tutto estremamente semplice, perché si dispone del tempo che si vuole.

Scorgerete così un edificio che altrimenti non sarebbe notato, se ci trovassimo in una città in cui i flussi veicolari sono nella media. Conosciuta da pochi addetti ai lavori, sto parlando della Centrale Termica della Stazione di S.M. Novella progettata dall’Architetto Angiolo Mazzoni nel 1929 e situata in via della Ghiacciaie. Un misero volume tecnico, qualcuno potrebbe dire. Siamo abituati infatti ad identificare il locale tecnico degli edifici come un fabbricato brutto. Nelle nostre case le caldaie stanno negli sgabuzzini o negli interrati, si rifugge la loro vista come lebbra. Qui invece siamo alla presenza della più bella caldaia mai progettata, la caldaia della Stazione di Firenze. Un edificio estremamente innovativo, che non si nasconde. Ma anzi denuncia la sua ragione d’esistere attraverso volumi ed elementi architettonici pensati nei minimi particolari, e attraverso essi mostra la sua filosofia di vita: essere schietti (volumetrie semplici), non camuffarsi (linee essenziali), mostrare la propria personalità in modo chiaro (il colore rosso). Ma soprattutto credere nello sviluppo tecnologico e nel futuro, senza timore.

Potrebbe una caldaia travestirsi da poltrona dell’ottocento o far finta di essere un caminetto di una casa contadina? Produrre energia è affar serio e attiene allo sviluppo dell’uomo, sembra dirci l’Ingegnere Capo delle Ferrovie dello Stato Angiolo Mazzoni, quando ancora l’aggettivo statale era sinonimo di professionalità. Dimentichiamoci per un istante (anche lungo un’eternità) che Mazzoni era fervente fascista e che non era fiorentino (ma che vuol dire?…anche Batistuta non era fiorentino ma è stato assurto a simbolo imperituro della fiorentinità). Eppure, con questa astronave atterrata nel pieno centro di Firenze anni ’30, sembra cogliere la lezione di Brunelleschi e di Michelangelo che della sperimentazione e del coraggio, anche dell’errore, hanno “fatto” lo spirito fiorentino che tutt’oggi ancora dà da campare a questa città e sul quale ci siamo messi a sedere ormai da secoli, tanto la carretta va da sola.

Può piacere o meno questo edificio, ma il nostro Angiolo, pur senza il Miche, ha dato prova di coraggio delle idee, di spirito d’avanguardia, ma anche di misura e semplicità. A testa alta, ma con umiltà, ha prodotto un opera futuristica rianimando l’ormai dormiente spirito fiorentino. Su la testa, fiorentini!

 

Per cominciare un approfondimento:

http://it.wikipedia.org/wiki/Centrale_termica_e_Cabina_apparati_centrali

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.