Non è assolutamente corretto parlare di suicidio politico del PD. Un partito che si suicida, presuppone che sia un corpo con una testa che ha preso tale decisione. Il PD non è mai stato un corpo con una testa unica. Per anni ha chiesto l’unità intorno a sé, senza mai praticarla dentro di sé. Trovo poi che l’espressione, di questi tempi, sia pure fuori luogo. C’è chi si suicida per la crisi, chi decide perché non ce la fa più, chi prova vergogna, stanchezza, umiliazione, sopraffazione. Il PD non sta morendo per questo. Un tempo i paesi rossi in Italia non avevano le sezioni, avevano le cellule. Era una bella parola, poi derubata dal terrorismo. Dentro un unico corpo, ogni cellula lavora autonomamente. È una meraviglia di come siamo fatti, una cosa commovente. Una biologa mi ha spiegato come funziona. Se il DNA si inceppa, se una cellula non funziona, si autodistrugge. Muore di apoptosi, di morte programmata. È una constatazione naturale: quello che non funziona deve morire e nel nostro corpo questo succede quotidianamente. Le nostre cellule sono più intelligenti di noi. Diversa cosa sono le cellule malate. Ecco il PD ha quelle malate che non sono cellule che si suicidano per il bene del corpo, ma muoiono per necrosi. Come mai? Bisogna capire se c’è un virus o un batterio che ha attaccato il partito. Per il batterio basta un antibiotico, per un virus, lo addormenti, ma starà sempre lì latente. Secondo voi basta l’antibiotico? Un Napolitano bis? Avrebbe bisogno di un urgente trapianto di cellule staminali, cellule sane, cellule totipotenti, che potenzialmente possono fare tutto, poi sono i geni del DNA che danno ad ognuna una funzione? Così, via, via le cellule si specializzano e si posizionano? Un corpo che non ha capito di essere malato da troppo tempo, è spacciato. E se il DNA non fosse mai stato di sinistra? Siamo spacciati noi a difendere un corpo che non ci contiene.

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