Sembra facile fare un buon caffè, così diceva una vecchia pubblicità di una nota marca di caffettiere. Sì, sembra e lo è anche, basta avere ciò che serve per farlo.
Questo pensiero ottimistico me lo consegnò di sua sponte, il buon vecchioFrançois-Marie Arouet: un uomo assai saggio, ironico e temperato nei modi così come nelle idee.
Lo incontrai in un cenacolo mentre discuteva di Illuminismo stradale a Led con Diderot, dopo il ritiro dal progetto dell’Encyclopédie da parte di d’Alembert, offeso dalla censura che lo aveva scambiato per un noto formaggio, il camembert.
Centrai in pieno volto Monsieur François-Marie Arouet mentre, seduto al tavolo con Diderot, sfogliava un grosso volume voltando le pagine dopo essersi umettato il dito con la lingua…la sua non quella di Diderot!
Si voltò verso di me nell’istante in cui, con fragore di rificolone sbattute dal vento, uscii tutto spettinato e con le trecce dal wormhole. E lì sbattei violentemente il mio volto contro il suo, ch’era vòlto verso di me.
Volto, vòlto, voltando, voltò: quattro parole con la stessa matrice linguistica.
Indovinate come fu chiamato da quel momento il poi Monsieur François-Marie Arouet? Ma è semplice! Voltaire! (che si pronuncia, un po’ con accento emiliano-romagnolo, Vóltèr).
Parte del mio volto rimase appiccicato al suo, ma egli, essendo d’indole ironica non se n’ebbe a male e invece di colpirmi con una sedia preferì discutere con me il titolo di una sua opera che stava per terminare. Egli, venuto a conoscenza della mia collaborazione con tuttafirenze.it, pubblicazione virtuale di un futuro a lui lontano, consapevole della potenza evocativa delle parole volle indagare sui gusti degli uomini futuri, così che la sua opera rimanesse di qualche utilità oltre che per sollazzar le genti.
Gli consigliai così di cambiare il titolo del “Candeggine” in un più sobrio “Candide“. Anche perché, se voleva stigmatizzare la pretesa di voler vivere nel migliore dei mondi possibili, la presenza di Leibniz, un filosofo con il nome di un detersivo, ne avrebbe ridotto la credibilità in modo rimarchevole.
Discutemmo a fondo anche sulla titolazione di altre sue opere mirabili, quali il “Réactionnaire Physiologique ” (Reazionario Fisiologico) che io consigliai di cambiare in “Dizionario Filosofico“, sicuramente più facile vista l’assenza di cruciverba e Sudoku.
Lo scoprii mentre tentava inutilmente di voltare pagina alla ricerca della Pagina Perfetta, dai contenuti variabili, totali, assoluti, leggibili da qualsiasi uomo in qualsiasi lingua umana, contenenti ogni risposta alle domande dell’Umana, Inquieta Scienza! La Pagina Perfetta, da inserire nel suo Dizionario Filosofico, la pagina che avrebbe reso inutili tutte le altre.
Lo convinsi a desistere e lui alla fine cedette. Ma fu quando suggerii di cambiare il titolo “Trallallerò trallallà” in un più conciso Zadig, uno strepitoso pamphlet filosofico di impianto ironico-drammatico-paradossale, anticipatore di un Woody Allen di là da venire, che Voltaire manifestò la sua gratitudine usandomi come spunto per alcune sue successive produzioni letterarie mai pubblicate.
Altre magnifiche opere ebbero a cadere sotto i colpi dei miei consigli, fra cui una anticipazione critica su fanatismi religiosi ma egli si distrasse giocando a tressette con David Hume e perse la dentiera che finì in bocca a un cugino di 5° grado di Montesquieu, il quale, infuriato, dette a me la colpa del terremoto che devastò Lisbona nel 1755 al che, il filosofo, drammaturgo, storico, scrittore, poeta, aforista, enciclopedista, autore di fiabe, romanziere e saggista francese soprannominato Voltaire, se n’ebbe a male e morì poco prima di qualcosa che non vi dirò!
Così imparate! Curiosoni!
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.