L’atmosfera della domenica mattina al mondiale di ciclismo è da pura scampagnata. Caldo estivo, bici e scarpe mescolate insieme a prendere possesso del territorio. Passano i corridori velocissimi con i caschi da astronauti, ma questa volta sono soltanto di contorno. Il vero motore è la gente che riempie le strade e il “centro commerciale” appoggiato sull’erba del Padovani.  Posto magico. Si trova di tutto. Anche quello che non ti immagini. C’è l’Istituto Farmaceutico Militare che vende i suoi meravigliosi prodotti, dal dentifricio alla mitica china. C’è l’ottico che misura la vista. Il farmacista che ti vuole misurare a tutti i costi la pressione oppure la massa grassa… vade retro… C’è la tripperia e perfino un banchetto di pasticceria napoletana (ma che ci fa nel mondiale toscano?).

Poi ci sono (soprattutto) le strade del mondiale. Viale Paoli è un budello nero delimitato da transenne e tribune, che culmina sotto la linea dell’arrivo a fianco del Mandela Forum. L’abbiamo percorso tutto, il sabato prima delle gare. Abbiamo scattato foto e salutato i tecnici impegnati nelle ultime rifiniture. Alla fine, quando siamo arrivati in viale Fanti per tornare a casa, un tizio con la scritta “security” ci ha chiesto, un po’ingrugnito, se avevamo il pass. Che tra l’altro nessuno ci aveva chiesto all’entrata. Volevamo rispondergli che per uscire semmai ci voleva il logout.

Ma torniamo alle strade. Viale Calatafimi è una chicca. Senza il solito caos di macchine parcheggiate, lustro come un panino all’olio, perfettamente levigato e piallato. Come anche viale Fanti e viale De Amicis. Un sogno a occhi aperti.  Poi ti sposti venti metri più in là, in via Verità (nomen omen) oppure in via Sirtori e nelle strade limitrofe e ti rendi conto che, se possibile, il numero delle buche è addirittura aumentato. La domanda allora sorge spontanea. Non è che invece di chiuderle, le buche, le hanno semplicemente spostate? Può darsi, perché noi fiorentini siamo così affezionati alla nostra città che non buttiamo via niente. Nemmeno le buche.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.