Tutta Firenze si sposta giusto un po’ e va a finire a Sendai. Echellè? Endollè?– direte voi. È una città giapponese situata, per essere più precisi, nel nord-est del Giappone. Se cercate su google immagini “Sendai” troverete per lo più delle foto di edifici caduti e di rovine, sono gli effetti del terremoto del Tōhoku del 2011 (quello di Fukushima, nome che risveglia un po’ di più la memoria di noi che abitiamo questa parte del pianeta). Sendai è stata una delle città più colpite, i morti causati dal terremoto e maremoto sono stati più di quindicimila, tantissimi i feriti e più di quattromila dispersi: una calamità senza precedenti per il Giappone, uno dei terremoti più potenti di sempre accompagnato, come sappiamo, dal disastro nucleare della centrale di Fukushima: una vera catastrofe. Sendai è abitata attualmente da più di un milione di persone con una densità che spaventa i misantropi come me (1403 abitanti per chilometro quadrato), e sta cercando, per quanto possibile, di riprendersi.

Cercando un po’ di cose su Sendai, ma soprattutto su chi la abita, ho trovato un sito molto interessante, si chiama Te to Te to Te, qui trovate la versione in inglese, e fa una cosa molto ganza: raccoglie e promuove i lavori degli artigiani di Sendai. Racconta le loro mani e anche delle piccole parti della loro vita. Stiamo parlando di artisti che fanno mestieri antichissimi producendo oggetti- a mio gusto- bellissimi (lavorazioni del legno, ceramica, etc. etc.) Il video che trovate qui sotto, per esempio, è molto interessante e fa vedere come nasce una bambola kokeshi (ci sono anche dei gattini: guardatelo!).

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Fatjona Lamce

Fatjona non sa, ma sta imparando.