Il 26 aprile, al Verdi di Firenze, è andato in scena The Lamb Lies Down On Broadway.

Era il 1974. I Genesis pubblicavano uno dei più complessi concept-album e mettevano in scena uno dei più visionari concerti rock di sempre.
Nessuno sapeva che il tour del 1974-1975 sarebbe stato l’ultimo dei Genesis con Gabriel.  Per 102 volte Peter salì sul palco ed indossò i panni di Rael, protagonista della storia (nonché di John suo fratello/alter-ego), per mettere in scena il viaggio interiore, ambientato in una New York sotterranea, che attraverso incontri con personaggi fantastici (onirici, mitologici e grotteschi) conduce il protagonista a confrontarsi con i classici temi esistenziali della paura, dell’amore, della morte.
Nonostante l’elevato numero di concerti, purtroppo, non esiste una testimonianza filmata degna di nota. Del tour rimane solo un filmato amatoriale in 8mm (senza sonoro) di pochi minuti ed alcune migliaia di fotografie.
Dal 2000 una band canadese, i The Musical Box, ripropone fedelmente quello spettacolo che nessuno aveva più visto dal 1975.
Il nome scelto dalla band è già di per sé significativo, dato che The Musical Box è uno dei brani più rappresentativi dei Genesis, nonché una delle prime occasioni per esprimere dal vivo l’enorme capacità scenica di Peter Gabriel.
Partendo dalle scarse risorse documentali disponibili i The Musical Box hanno intrapreso l’arduo compito di ricostruire in ogni minimo dettaglio lo spettacolo di The Lamb Lies Down On Broadway. Gli stessi Genesis hanno contribuito in maniera determinante concedendo loro migliaia tra diapositive di scena e fotografie ufficiali. In sette anni di lavoro, con l’aiuto anche dei tecnici e degli scenografi originali, attraverso le testimonianze di addetti ai lavori e i ricordi di semplici spettatori, i The Musical Box hanno riprodotto quanto sembrava fosse andato perso per sempre.
Con un incredibile perfezionismo sono riusciti a ricostruire ogni dettaglio di “quello” spettacolo. Tutto come allora: le scenografie, le diapositive proiettate, i costumi, le luci, la disposizione dei musicisti sul palco, la strumentazione (tutti gli strumenti, oltre ad essere originali dell’epoca, sono uguali a quelli che utilizzavano i Genesis), ma anche, e in questo è lecito ravvisare un accenno di perversione,  ogni singolo gesto dei musicisti, ogni parola di presentazione e ogni movimento del cantante. Tutto riprodotto in maniera (teoricamente) perfetta.
È assai significativo il fatto che tutti i singoli componenti  dei Genesis siano andati a vedere lo spettacolo; in particolare che Peter Gabriel abbia portato le figlie per far comprendere loro meglio “cosa faceva il babbo da giovane”.
Come detto in apertura, il 26 aprile i The Musical Box sono tornati a Firenze per la terza volta; la seconda al Teatro Verdi dopo l’apprezzato concerto del Selling England By The Pound tour tenuto il 20 aprile 2004.
Il pubblico che affolla il teatro sembra lo stesso (forse lo è) che era al Saschall il 19 gennaio 2005, quando i The Musical Box portarono a Firenze per la prima volta lo spettacolo che hanno riproposto anche in questa occasione.
Qualche differenza rispetto al concerto di allora però c’è. Prima dello spettacolo è stato proiettato un documentario che racconta la storia della ricostruzione dello show e ripropone il montaggio, con sonoro in sincrono, degli spezzoni originali del filmato 8mm del 1974. Interessante e a tratti emozionante.
In sala abbigliamento, aspetto, età e capigliatura del pubblico sono a distanze siderali da quelli degli spettatori dei concerti del 1974/1975, ma l’amore per la musica dei Genesis e l’elevata aspettativa per l’imminente spettacolo sono gli stessi, o se possibile addirittura maggiori.
Dai frammenti dei discorsi colti nel foyer, al bar o in platea si intuisce che in molti hanno già visto i The Musical Box. Questa è la definitiva conferma che, per quanto i puristi considerino sacrilega questa riproposizione, in sostanza è ciò che numerosi fans dei Genesis desidera(va)no.
Un desiderio semplice, in fondo: dare una forma a ciò che qualunque Genesis-fan si è immaginato negli innumerevoli ascolti dell’album originale o di una delle varie versioni live.
In questo i The Musical Box sono perfetti: donano il movimento e la terza dimensione a quelle testimonianze fotografiche che, per loro natura, potevano essere solo statiche.
Ecco quindi i personaggi della storia prendere vita sul palco: Rael, le Lamia, lo Slipperman (e finalmente ci si rende conto di che sforzo debba essere cantare con quel costume addosso).
I bis non fanno altro che infiammare ulteriormente il pubblico. The Musical Box prima e Watcher Of The Skies poi sanciscono il definitivo trionfo della nostalgia.
È facile farsi coinvolgere dall’atmosfera e chiudere gli occhi, magari facendosi cullare dalle note di qualche passaggio strumentale e lasciare che la fantasia faccia credere di essere lì, con i Genesis, quelli veri. L’illusione è viva, pulsante, ma dura il tempo di un’intro o di una suite, perché poi la voce di Denis Gagné ci porta alla realtà: i The Musical Box non sono i Genesis, quindi a cantare non è Peter Gabriel (il “difetto” più evidente, ovviamente) e a suonare non sono Banks, Collins, Hackett e Rutherford (anche se c’è ben poco da eccepire sulle capacità tecniche della band canadese).
Non importa chi lo esegua, alla fine per parecchi di “noi” The Lamb Lies Down On Broadway è molto più di un album o di un concerto. Come spesso succede con la musica o i libri che ci segnano in un momento importante della nostra vita, The Lamb è parte di noi.
A distanza di trentanove anni dalla pubblicazione, The Lamb ci fa ancora venire i tuffi al cuore; l’unica differenza è che all’epoca le chiamavamo emozioni, oggi extrasistole.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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Un fenomeno anomalo