L’incombere di maggio a Firenze vuol dire molte cose (e il bel tempo a quanto pare non è tra queste). La città si è fermata per il 25 aprile, per festeggiarlo tra piazza Santo Spirito e piazza Poggi, e poi si è rifermata per la Notte Bianca. Spuntano le fiere, da quella dei fiori al Giardino dell’Orticoltura, al Gelato Festival (1-4 maggio al Giardino del Palazzo dei Congressi, vale anche solo per il gusto Nutella), e puntuale come un orologio fa capolino la Mostra dell’Artigianato.

Per un fiorentino che si rispetti poter dire “Tanto tutti gli anni è uguale” o “Era meglio l’anno scorso” è un’occasione irrinunciabile, un po’ come un 24 giugno in anticipo. Per me vuol dire agognare gioielli fatti a mano che non posso permettermi e ripiegare su orecchini un po’ meno artigianali a 5 euro, ma da più di 10 anni che non mi perdo l’appuntamento alla Fortezza. A 13 anni con una gonna di jeans lunga fino alle caviglie sono arrivata alla Mostra dell’Artigianato nel pulmino giallo delle scuole medie. Nei primi anni di liceo ci si andava dopo l’ultima campanella, con un po’ di soldi dati dalla mamma e uno zaino con circa 5 chili di libri di greco. Poi sono arrivate le forche, per andarsi a godere la fiera fin dalla mattina e tornare a casa con l’ennesima borsa di stoffa colorata.

Negli ultimi anni con i gusti che si raffinano, lo scemato amore per le borse di stoffa e i soldi più tuoi che della mamma, la visita alla Mostra dell’Artigianato si è fatta più complicata, ma a renderla interessante ci si è messo il mio lavoro. Quest’anno ho varcato la soglia della Fortezza da giornalista, con il mio pass stampa in tasca, e quella giornata non è stata solo una crepe e un paio di orecchini, ma anche foto e parole per raccontarla a chi ha voluto leggermi. La Notte Bianca di ieri non è stata solo un bicchiere di vino in piazza, e il Firenze Gelato Festival non solo una coppetta alla Nutella. Faccio un lavoro che mi permette di vivere la mia città e di poterla raccontare, nel bene e nel male, e lo devo anche a quella ragazzina con la gonna di jeans. Vorrei tanto farle vedere il mio pass stampa.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.