Ottobre.
Mese di piogge, primi freddi e castagne.
Stivali e funghi. Pozzanghere e colori caldi.
Foglie che cadono.
Mese di prime interrogazioni a scuola, primi mal di gola e primi mal di gola per saltare le prime interrogazioni a scuola.
Ottobre: il mese in cui riparte il calcetto infrasettimanale.

A calcio non sei mai stato un campione. Il tuo ruolo in squadra era il portaborracce. Ma ora, a distanza di anni, nel tuo mercoledì da campioni, puoi prenderti le tue soddisfazioni; puoi riprenderti ciò che il mister ti ha tolto, in quegli anni bui e freddi in panchina.
Nel tetro campino di periferia, mentre il tuo respiro disegna nuvolette di freddo glaciale, puoi illuminare il gioco con inutili finte alla J.J. Okocha e irritare l’avversario con esultanze smodate alla Pippo Inzaghi. Prima, però, dovrai superare torbidi avversari; macchiette che sfogano, in quell’ora di calcetto settimanale, le proprie frustrazioni.
Per questo, per prepararti al peggio del peggio, di sessanta minuti sull’erba sintetica, ecco le tipologie di giocatori avversari di cui devi aver paura.
L’emulatore. L’emulatore è meno stimato del simulatore. Investe la tredicesima in estetista e gel: ha il capello impomatato e gli orecchini alla Cristiano Ronaldo. Passa le domeniche pomeriggio a studiarsi, su youtube, tutti i video di tutte le migliori finte del portoghese. Ha le sopracciglia rifatte. Ha all’attivo, nelle ultime tre stagioni, 152 reti e 5 passaggi per i compagni. La sua aspirazione è fare il velino.
Il giocatore con cui non discutere mai. Supertatuato, rasato, gioca in canottiera attillata. L’arbitro gli fa notare che deve vestire una maglietta: lui risponde mostrando il bicipite. Si presenta al campino con la borsa della palestra di pugilato dove si allena; la circonferenza del suo braccio è maggiore di quella della tua coscia. Dopo il primo contrasto di gioco, con cui ti ha lasciato a terra agonizzante, si passa il pollice sulla giugulare, indicandoti e mimando la tua morte. Indossa una collana: di ossa rotte agli avversari.
Il caso umano. Il caso umano, a prima vista, è l’ultima delle persone di cui temere. È alto circa un metro e sessanta, dimostra quindici anni di più della sua età e gioca con gli occhiali. Ha delle lenti più spesse dei tuoi polpacci. Durante il riscaldamento, è vittima di giri di pacche da parte dei suoi compagni di squadra. Ha una forma fisica degna di Giancarlo Magalli. Ma se entra in campo – se entra – lo fa solo sul 10-0 per la propria squadra: viene schierato punta. L’unico obiettivo della sua formazione sarà mandarlo a segno. E se questo accadrà, verrà sommerso dagli abbracci, non solo dei suoi compagni di squadra, ma anche degli amici presenti in tribuna. Abbracciato anche dall’arbitro. Anche dal custode del campo. Anche da sua madre, sopraggiunta per l’occasione.
Se il caso umano segna contro la tua squadra, avrai raggiunto il punto più basso della tua carriera sportiva.

Il caso umano festeggia adeguatamente il suo ingresso in campo

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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