Gli amici servono per tirarti su di umore.

Così, se la mia malinconia si proietta nel terzo millennio e comincio a twittare e hashtaggare frasi tipo #maiunagioia o #maledettoilgiornochetihotifato, pensando di avere un cumulo inenarrabile di sfiga, solo in quanto tifoso della Fiorentina, in questi casi penso ai miei amici con la maglietta granata e rifletto che sarebbe potuto andare molto peggio. E non solo per il fatto di dividere la propria città con degli strisciati senza colori.*

Penso al Toro e mi torna in mente quella finale Uefa con l’Ajax, tre pali, la Coppa che si stampa su quei legni e Mondonico che tira su in aria la sedia, disperato, incredulo per quello che ha appena visto dalla panchina.

Perché una dose di sfortuna così, a livello sportivo, credo sia quasi irraggiungibile. Perché Rosati, quanti rigori avrà parato nella sua carriera? Perché più che distribuire palloni agli avversari davanti alla nostra area, più che togliere Cuadrado – l’unico che correva – più che eseguire interventi a tenaglia in area di rigore per regalare un penalty, più che infornare il biscotto, che dovevamo fare?

 

mi riferisco a quei pochi gobbi presenti ufficialmente a Torino e non al covo del tifo bianconero, a Lamezia Terme

 

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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Cori contro

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