Quante volte ci capita di dire “tornare a bomba”, avendo divagato dall’argomento principale di una discussione? E questo accade non solo nella nostra città, ma in gran parte dell’Italia. Come dire: non è certo una nostra esclusiva, però, forse, vi è dalla nostra una vantata primogenitura.

Infatti per molti studiosi della lingua la sua origine sembra risalga ad un modo di dire usato durante lo svolgimento di un gioco infantile molto popolare nell’antica Firenze. I bimbi di allora si dilettavano nel “toccapomo” (una specie di antesignano del moderno “nascondino”).
Una palla indicava la partenza del gioco e con essa la zona inviolabile in cui ci si poteva rifugiare. I partecipanti che riuscivano a raggiungerla, come comunicazione liberatoria esclamavano “bom”. Sicuramente era già in uso la bombarda e quel suono cupo emesso, magari con tono rauco e sordo, voleva essere d’imitazione ad una deflagrazione, ovvero allo scoppio di una bomba. Il “bom” o “bum” dell’antico passatempo diventa il grido liberatorio del più giovane (si fa per dire) “nascondino”, e il “tornare a bomba”, cioè giungere nuovamente da dove era cominciato il gioco, era l’esclamazione del vincitore che concludeva trionfalmente la partita.
Chi, come me, appartiene alle generazioni dei giochi all’aria aperta sicuramente si ricorda il “visto! Bomba!” che puniva un pessimo occultamento, oppure il “bomba libera tutti” del più scaltro tra i giocatori. Frasi ripetute milioni di volte che rimangano impresse nella nostra memoria e che ritornano perentoriamente nelle nostre espressioni quasi con fare nostalgico.
In verità altri ritengono che l’origine di questo modo di dire derivi da tutt’altra storia: esiste in Abruzzo un paese chiamato “Bomba” che diede i natali al parlamentare ottocentesco Silvio Spaventa, il quale, nella funzione dei suoi diritti, fece un discorso in parlamento in cui richiedeva fondi per effettuare alcuni lavori per la sua amata cittadina. Durante quel discorso fu più volte interrotto dai suoi colleghi e, appena riusciva a riprendere la parola, immancabilmente riprendeva affermando: “ritorniamo a Bomba”.
Nonostante i dubbi dei dotti ricercatori io propendo ovviamente per la prima ipotesi. Perché così è salva la progenie fiorentina? Anche, ma essenzialmente perché quel “tornare a bomba” mi fa venire a mente quello spensierato tempo che purtroppo non tornerà più.

Tributo a Berthe Morisot "Nascondino" del 1873

Tributo a Berthe Morisot “Nascondino” del 1873

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.

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