Mezzanotte è passata da un pezzo e mi ritrovo sul divano a combattere contro l’irrefrenabile impulso di vedere Save the last dance. Era il 2001, Julia Stiles sognava di fare la ballerina e si innamorava di Sean Patrick Thomas. E’ un film con 13 anni di vita sulle spalle, e che una decina d’anni fa guardavo in cassetta a casa della mia amica Giulia, mangiando Nutella e mascarpone (il senso di colpa non esiste nella pre-adolescenza). È difficile resistere davanti ai tuoi 13 anni che spuntano nella programmazione notturna di Sky Cinema Family. Non perché il film ne valga la pena, ma perché è così affettuosamente familiare, così senza impegno, che non sai resistere.

Come con la schiacciata genovese del Pugi. Perché non prenderne giusto una strisciolina se sei in piazza San Marco (e oltretutto ne vale anche la pena)?

Se ho il pomeriggio libero sento proprio il bisogno di due passi in centro. Così, giusto perché non posso stare tanto lontana da certe piazze e certe strade. A volte penso che potrebbe spuntarmi una voglia a forma di Cupola. E passeggiare per Firenze è una specie di corsa a ostacoli delle tentazioni. Se parcheggio la macchina a Porta a Prato, in via Cerretani trovo sempre il tempo per una sbirciatina da Promod. Se scendo dal 17 in piazza San Marco tra il Pugi e il gelato delle Parigine in via dei Servi, è quasi impossibile arrivare al cospetto di sua maestà la Cupola senza qualche caloria in più sulla coscienza (a 25 anni il senso di colpa esiste). E se passi da via del Corso, come non investire un euro in una ciambellina di Cucciolo appena fatta?

Tra questa gincana di piccoli desideri quotidiani, c’è una debolezza a cui cedo volentieri. Quando sono in una piazza del centro e guardo le persone nei luoghi che tra qualche mese potranno vedere solo in foto, mi fermo un attimo, e mi vanto. Loro non lo sanno, ma io lo sto facendo. Per il privilegio e la fortuna di potermi godere sempre lo spettacolo dal vivo. Senza pellicola, solo un palcoscenico, con lo scorrere ininterrotto della Cupola, di piazza Santo Spirito, del Lungarno della Zecca Vecchia, della vista dal piazzale.. e della schiacciata del Pugi, e del bombolone di Cucciolo.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.