La banda del porno non è mai uscito nei cinema fiorentini, ma è un film che vale la pena andare a ripescare in qualche videonoleggio di periferia, ovviamente , se volete, specificando bene che il film che cercate è un film con Jeff Bridges.

Domande importanti

Tra le tante domande fondamentali dell’esistenza a cui nessuno ha mai dato risposta certa forse le tre più importanti sono:

1) Chi siamo?

2) Dio esiste?

3) Il porno fa diventare ciechi?

Mentre filosofi, studiosi, scienziati e grandi pensatori cercavano di dare una risposta alle prime due domande l’umanità si lacerava nei timori procurati dalla terza. Un’umanità che s’interrogava in modo solitario, un’umanità curiosa e un po’ malinconica, un’umanità probabilmente in maggioranza maschile e condannata al senso di colpa e all’infelicità.
La risposta per millenni è stata lasciata nelle mani (per rimanere in tema) di chi ha sostenuto che il porno e tutto quello che ne consegue possa procurare: cecità, malattie, peli sulle mani e nelle orecchie, tendiniti, artriti, isolamento, perversioni, disfunzioni cognitive e anche calo agonistico in ambito sportivo. Questo hanno detto e questo continuano a dire.
Ma se il Dottor Cox di Scrubs in una puntata delle prime stagioni affermava che se fossero spariti tutti i siti porno da internet probabilmente sarebbe rimasto on line solo un sito web con scritto: “ridateci il porno”, il discorso forse è più complesso.
Ovviamente La banda del porno non risponde a questa domanda, ma in qualche modo dice la sua.

La storia 

Andy ha un matrimonio a pezzi, non trova lavoro facilmente e quando lo trova riesce sempre a fare in modo di perderlo abbastanza velocemente, Andy ha la pelle sfrontata di Jeff Bridges ed è convinto che l’unico investimento sicuro sia il sesso, così, dopo centinaia di tentativi di avere una vita quasi normale decide di girare un porno amatoriale per diventare ricco, e per farlo coinvolgerà tutti i cittadini della piccola Butterface.
Il film è una produzione USA ma poteva essere ambientato benissimo in una delle tante zone della periferia fiorentina, Piagge, Isolotto, Novoli, Ugnano o di qualsiasi altra periferia del mondo. Perché come in molte altre commedie amare del cinema indipendente americano, la telecamera va a cercare il margine della vita dove tutto sembra avere meno senso e colore, la linea di bordo campo dell’esistenza da dove la gente aspetta di entrare per fare gol. Solo che non capitano molte palle buone quando uno gioca sulla fascia, o comunque ne capitano sicuramente meno che giocando al centro, e quelle poche che ti capitano le devi saper sfruttare. In questo caso la palla buona è appunto un film porno amatoriale che riaccenderà la vita della piccola comunità di ButterFace, perchè nella realizzazione della pellicola ognuno troverà il suo ruolo, il suo spazio e in qualche modo anche se stesso.
Jeff Bridges ha definito questo film come il film porno che avrebbe girato Frank Capra, ed è una definizione che rende bene l’idea, perchè la pellicola pur non essendo mai retorica e meno che mai volgare, è una pellicola fatta di bromuro d’argento e buoni sentimenti.
Ovviamente non risponde alla domanda che tutti si pongono da millenni e non è certamente un film che passerà alla storia ma per dirla alla Walt Whitman di borgata (Claudio Baglioni), è un piccolo grande film.
E come si possa divertire, emozionare e commuovere raccontando di un gruppo di disperati che decidono di girare un film porno amatoriale per risolvere la propria vita è un mistero che il cinema nasconde dentro di se.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.