Ultimo capitolo del minitutorial per godere al meglio dei grandi vantaggi che TripAdvisor può offrire al viaggiatore, evitandone al contempo le insidie. E vai!

Occhio alla data

Questo punto non riguarda le fregature, ma il buon senso. 300 recensioni ottime fino al 2012, poi 40 negative  tutte concentrate nel 2013 (o viceversa) possono significare, per esempio, che il posto ha cambiato gestione. Comunque sia, indica che è accaduto qualcosa: meglio tenerne conto, e considerare solo le recensioni recenti.

I primi della lista

Anche qui si parla più che altro di buon senso. Se quello che stiamo cercando non è semplicemente il posto più figo della città, ma quello con il miglior rapporto qualità/prezzo, i primi in classifica non fanno per noi. Meglio scorrere un po’ e cercare quelli recensiti meglio nella fascia di prezzo che ci interessa. Se poi, beati voi, i soldi non sono un problema, prenotate pure il primo della lista. Però poi non vi lamentate del conto. Né della quantità del cibo. Del resto, non lo sapevate? I ricchi non mangiano, degustano.

L’innocentino

Più che un punto, una domanda che ancora mi perseguita.
In una trattoria (peraltro adorabile) di Livorno, scovata grazie a fantastiche recensioni che la collocavano tra le migliori in assoluto della zona, rivelo al gestore che sono lì per merito di TripAdvisor ed egli cade dalle nuvole. “Ah davvero? Non sapevo nemmeno di esserci, su quel coso”.
Beata innocenza o somma paraculaggine?
Ancora me lo chiedo…

Quelli davvero bravi

Alla fine un po’ tocca fidarsi: qualcuno davvero bravo c’è, in grado di costruire una finta recensione perfettamente credibile. In questo caso, c’è poco da fare: ci fregheranno. Ma per fortuna, statisticamente, non sono così tanti. In fondo, i bravi scrittori in Italia sono pochi, mica saranno stati assunti tutti dai ristoratori per scrivere bischerate su TripAdvisor…
Mmm. Ora che ci penso, forse sì.

Per concludere, una curiosità: lo sapete qual è secondo TripAdvisor il ristorante più caro di Firenze?
Nessuno di quelli che potreste pensare, bensì un’oscura pizzeria di Via Guelfa, “La Fenice”, dove una cena sembra costare tra i 600 e i 9000 euro. Sì, avete letto bene.
600 euro una pizza? Cosa ci tritano dentro, corno di rinoceronte?
Su richiesta ti cucinano una giraffa? Un dodo? Cosa, per l’amor del cielo?
Nulla di tutto ciò: si tratta evidentemente di un errore nell’inserire i dati della pizzeria… una piccola topica che cito per ricordare che, comunque, tutto ciò che è online, come tutto ciò che appartiene al mondo reale, è tutt’altro che infallibile. E con questa sublime pillola di saggezza, vi saluto e me ne torno a scrivere recensioni su TripAdvisor.
Farlocche, naturalmente.

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Michele Mingrone

Nato a Firenze con radici sparse tra Slovenia e Calabria, scribacchino sia su commissione che per losca e privata gioia, indefesso strimpellatore di chitarre e xilofoni, web content editor e grafico freelance. Ma, soprattutto, avido navigatore del nulla, cui dedica le sue energie con indefessa passione.