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Il prossimo 17 aprile si terrà il referendum abrogative definito anti-trivelle, uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori di pronunciarsi su un tema specifico oggetto di discussione. Il quesito a cui gli italiani dovranno rispondere è: fermare o no le estrazioni di petrolio e gas nel nostro mare? Se il sì vincerà, non saranno permesse ulteriori rinnovi alle concessioni di trivellazioni entro 12 miglia dalle coste, altrimenti continueranno. Affinché l’esito referendario sia valido, dovranno partecipare alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto al voto.

Intanto la campagna referendaria è iniziata tra cocenti polemiche, infatti i sostenitori del Sì accusano il Governo di aver anticipato la data del referendum, dimezzando così  i tempi della campagna referendaria e ostacolando il diritto all’informazione.

I sostenitori del Sì, tra cui Greenpeace, affermano che le continue trivellazioni creino dei rischi per la fauna marina, che a guadagnarci siano solo i petrolieri, che seppur improbabile, un incidente in uno di questi giacimenti potrebbe causare danni ambientali enormi e che continuare con ulteriori concessioni non risolverà di certo il problema energetico del Paese.

I sostenitori del No invece affermano che secondo la legge in vigore le società petrolifere non possono già più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare entro le 12 miglia. Inoltre viene detto che la cessazione delle trivellazioni causerà un problema di occupazione e di investimenti e che avere fonti energetiche provenienti dai nostri mari consente un risparmio e ci pone al riparo da possibili crisi energetiche internazionali.

Soprattutto la questione del fabbisogno energetico è importante da tenere in considerazione dato che il nostro fabbisogno di petrolio e gas è coperto per il 90% dall’estero e che solo una piccola percentuale proviene da questi giacimenti, tuttavia una domanda sorge spontanea: in un’epoca in cui si va sempre più verso un’economia green, è giusto basare la propria politica energetica, a meno che c’è ne sia una, su gas e petrolio? La domanda assume ancor più valore in un Paese come l’Italia baciato costantemente dal sole e accarezzato dal vento.

 

 

 

 

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Giacomo Bertini

Classe ’90, dopo una fallimentare carriera calcistica ho deciso di emigrare a Bruxelles per continuare i miei studi universitari, sognando una futuro internazionale. Infatti sto frequentando un Master in Relazioni Internazionali, dopo aver conseguito una Laurea triennale in Scienze Politiche. Mi piace leggere, sia giornali che libri, per mantenermi aggiornato sotto qualsiasi aspetto. Pari alla mia passione per il calcio, c’è solo quella per il giornalismo e la politica. Non sono un grande oratore, però mi piace ascoltare e osservare il mondo che mi circonda ed esprimere con la scrittura i miei pensieri. Ed ora li condividerò con voi.
http://bertinigiacomo.blogspot.it/

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