img_3866Appare subito chiaro che la parola TIDE non può essere certo di origine fiorentine; diciamo che di nostro ci abbiamo messo la pronuncia, storpiandola alla maniera che ci distingue.
TIDE è un vocabolo inglese che foneticamente si dovrebbe leggere “taid”  (con la lingua che batte sui denti incisivi superiori), senza pronunciare la “e” finale.
Nella lingua anglosassone significa “onda” e in Italia questa parola divenne popolarissima quando, agli inizi degli anni ’60, le nostre case vennero “invase” da un nuovo detersivo sintetico  i cui produttori (Procter & Gamble) chiamarono appunto TIDE, ossia onda, che, si presume, spazzi via lo sporco.
Era l’inizio  del boom economico, con l’ingresso  tra le mura domestiche dei nuovi elettrodomestici: televisione, nuova innovativa finestra sul mondo, il frigorifero al posto dell’antica ghiacciaia, la lavatrice che tanto alleviò il lavoro delle povere massaie. Nuovi strumenti e nuovi elementi di supporto. Primi fra tutti i detersivi, non più solidi, ma in polvere.
Addio sapone di Marsiglia, prontamente sostituito dal sapone sintetico in granuli, venduto in scatole di cartone coloratissime. E perché le vendite aumentassero a dismisura ecco che proprio il TIDE mette in queste scatole, per la prima volta, i gadget, ovvero delle sorpresine, antesignane di quelle che oggi trovi, ad esempio, negli ovini di cioccolato della Kinder.
I bambini di allora (tra cui anch’io), non aspettavano altro che aprire quelle confezioni di cartone piene di sapone in granuli, per rovistare con le manine fino a trovare il cellophane che avvolgeva la sorpresa.
Cose di piccolo conto, ma tanto attraenti. Tante aspettative per altrettante delusioni visto la pochezza del “regalo” al fine trovato (e altro non poteva essere,  ma la semplice immaginazione infantile era fervida ed ingenua).
E questi stati d’animo, diciamo pure questo continuo desiderio di trovare chissà cosa, vi pareva che noi fiorentini lo lasciassimo tutto nell’indifferenza? Certo che no! E così da allora, nel nostro modo di dire, nasce la nomea che qualsiasi cosa si trovi pensando che sia più prezioso della realtà, dovesse venire paragonato alle “sorpresine” del TIDE.
Forse ora è divenuto un po’ in disuso, ma fino a poco tempo fa si usava dire: “oh che l’hai trovato n’i Tide?”, per schernire il nostro interlocutore che magnificava un qualcosa di ben poca importanza.
Ai nostri giorni, per ironia della sorte le sorpresine del TIDE sono divenute rare e ricercate dai collezionisti. Al presente quelle piccole cose ora hanno un valore. Magari oggi si potesse dire: “l’ho trovato n’i Tide”.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.