I maschi e le femmine hanno due diverse visioni del mondo, si sa, probabilmente per ragioni ancestrali di sopravvivenza dei mammiferi: i maschi devono pensare solo a se stessi ed a cercarsi una femmina disponibile a tempo debito che poi si allontani senza troppe storie; le femmine si allontanano, è vero, ma poi per un periodo più o meno lungo, devono pensare non più solo a se stesse ma ai cuccioli. La razza umana non fa differenza; quando discuto con Andrea, mio marito, la mia accusa è sempre la stessa: te quando hai pensato per te hai pensato per tutti! Ed è vero, è cosi, ma è inevitabile, imprescindibile dalla sua natura di maschio, che vive in un mondo semplice e non vede le mille sfumature del mondo complesso di una femmina, che si aspetta decisioni di coppia, discussioni, valutazioni di entrambi per ogni scelta, dalle scarpe per il bimbo al geriatra per la suocera. Così diamo inizio a lunghissime dispute dalle quali usciamo noi frustrate per l’ennesimo monologo al quale hanno replicato con qualche monosillabo e loro frastornati e confusi perché non hanno neanche messo a fuoco il motivo del contendere. Ci liquidano con un “oggi è nervosa, le dovranno venire …” e si buttano allegramente tutto dietro. Lo dico dall’alto della mia esperienza del mondo maschile, data la mia convivenza con 5 uomini di ogni età che funzionano tutti allo stesso modo: eseguono un compito assegnato; se vuoi che stendano la lavatrice non è sufficiente dire “spengila quando ha finito” ma è indispensabile aggiungere “e stendila” altrimenti alla mia obiezione risponderanno “tu hai detto di spengerla”. Così ho imparato: nessuna attività di iniziativa ma scrupolosa adesione alle disposizioni impartite, anche per evitare una discussione in caso di inadempienza. Questo spiega anche le mille domande quotidiane dei figli alle mamme: “Mamma che mi metto? Mamma cosa si mangia? Mamma posso fare questo? Mamma mi aiuti a fare i compiti? Mamma hai visto la mia maglietta?” Etc. etc. e l’unica domanda rivolta ai babbi; “Babbo, dov’è la mamma?”. Ebbi la conferma della semplicità del loro mondo quando scoprii di essere incinta del nostro quarto figlio. Io ero sconvolta dalla notizia e volevo parlarne con Andrea, analizzare la questione, decidere insieme il da farsi. Basteranno i soldi? È grande abbastanza la casa? Riusciremo a trovare il tempo anche per lui? Come farò a continuare a lavorare? Potremo permetterci una baby-sitter? E così via. Perciò lo affrontai, pronta ad intavolare un dibattito sul tema: “Avremo un altro bambino: previsioni, prospettive e decisioni”. Ma lui, appresa la notizia, per niente preoccupato, replicò: “Non credevo si fosse così fertili. Che vuoi fare? Cambieremo la macchina!”. Questione chiusa e risolta. D’altro canto il grande Carlo Fruttero, in un’intervista si dichiarò un profondo conoscitore del mondo femminile, avendo moglie e 3 figlie femmine, e che questo si fonda su due assiomi:1) Tu non mi capisci 2) Non ho niente da mettermi. Punti di vista…

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