È un film vecchio Sing Street quindi forse non vale la pena parlarne in una rubrica di cinema su internet, ma visto che è uno di quei film passati dal cinema inosservati quasi un anno fa forse invece sì, ne vale la pena, perché non guardandolo vi fate un torto.

Il regista è John Carney, autore di grandi piccoli capolavori come Once e On the edge, e il film è Sing Street ed è dedicato a una persona particolare che è anche una categoria: i fratelli. In particolare i fratelli maggiori.

Il film non lo dice, ma lo lascia intendere, non esisterebbe il Rock senza i fratelli o le sorelle maggiori. Senza le cassette che ti passano di nascosto, senza lo sdegno e il sarcasmo che riservano per la musica che tu, fratello minore, ascolti pensando che sia la miglior musica del mondo e invece è solo Phil Collins. I fratelli maggiori, o anche le sorelle, sono una porta verso un mondo diverso, più complesso e complicato dove ci sono cose eccitanti ma anche dolorose, cose distorte e taglienti che sanno di vita.

E forse sì, la storia di Sing Street è l’ennesima storia su una rock band che si forma in una città come Dublino e che sogna di diventare famosa e sbarcare in qualche grande città. Ma è molto più che questo. Ci sono le scene delle prove, il reclutamento della band e i tentativi di rimorchiare le ragazze suonando la chitarra, c’è una dolce Raphina tutta sorrisi e guai di cui innamorarsi, ci sono i cliché al posto giusto. E fanno ridere e fanno commuovere perché John Carney gioca nel suo campo.

Ma il vero film è dentro la stanza dei fratelli Lalor, nei loro dialoghi sul rock e sulla vita, nel modo in cui guardano loro madre seduti in cima alle scale e cercano d’interpretare la tristezza delle sue spalle. Nel modo tenero in cui Conor si accorge che suo fratello maggiore Brendan ha una depressione legata alla separazione dei suoi genitori e all’amore che prova per una madre sofferente, ma nonostante non esca quasi più dalla sua stanza resta per lui quell’eroe magico e misterioso che sa tutto di musica e di ragazze e gli spiega cos’è il punk e chi sono i Cure. Magari il film voleva essere un modo per farvi venir voglia di prendere una chitarra e suonare, ma alla fine forse, nella scena finale, nella gioia incontenibile di una separazione, probabilmente vi verrà voglia di prendere il telefono e chiamare vostro fratello o vostra sorella. E se invece siete figli unici, beh, mi dispiace per voi.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.