Ultima insegna friggitoria 34

Ultima insegna friggitoria 34

Le vacanze stanno per finire, il ferragosto è passato e la città riprende lentamente il suo fluire quotidiano, le attività riacquistano vita, il traffico ritorna sostenuto, ma non ancora caotico.

I grandi magazzini, cominciano ad allestire gli scaffali di zaini di vario tipo e dimensione, di quaderni, righe, squadre, pennarelli, matite, album da disegno, grembiuli bianchi, blu e rosa,  e di tutto quello che può servire per il grande rientro a scuola.

Questo mi fa tornare alla mente i grandi magazzini di una volta, come Duilio48 in via Calzaiuoli,  l’Upim in Piazza della Repubblica e La Standa, in via Panzani, ma era il mercato centrale di San Lorenzo il vero grande magazzino della città.

E proprio a S. Lorenzo andavo, con mia madre, a comprare il grembiulino per la scuola e l’occasione  era quella giusta per fare un salto alla friggitoria 34 di via Sant’Antonino, la cui specialità erano i coccoli e le frittelle di riso e di mele. Oggi di quella friggitoria, diventata una rosticceria cinese, è rimasta soltanto l‘insegna.

A quel tempo, le friggitorie erano sparse un po’ in tutta la città e, se mi concedete un accostamento blasfemo, potrei dire che rappresentavano allora quello che oggi sono i kebab; non li accosto volutamente ai trippai, che già c’erano e che tuttora resistono.

Le friggitorie facevano, in prevalenza, coccoli, polenta fritta, roventini –  che poi furono vietati –  salsicce, frittelle di riso e di mele. Ricordo, con particolare soddisfazione, la friggitoria di via del Leone, in San Frediano, dove ho mangiato dei panini meravigliosi, quasi da “colesterolo allo stato puro”, che nulla avevano da invidiare ai Big Mac di MacDonalds: rosetta farcita con due polente fritte e salsiccia aperta saltata nell’olio bollente.

Non so se adesso mangiamo cose più sane, certamente abbiamo perso qualcosa come i profumi, che pervadevano le strada e il sapore di una vita quotidiana del quartiere, fatta anche degli odori di olio fritto.

San Lorednzo

Mercato di san Lorenzo

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.

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