Lo guardo su tutti gli schermi possibili ma l’effetto non cambia.
Voglio essere Bill Murray, so che starei meglio.
Tutti vogliamo essere Bill Murray. Il mondo sarebbe un posto migliore.
Perché mentre gli attori della sua età si smostrano in film sulla decadenza come Mickey Rourke  in The WrestlerJeff Bridges in Crazy Heart, Bill Murray invecchia senza perdere l’incoscienza del debuttante, se fosse un album musicale sarebbe Is This It degli Strokes.
E oggi entra nei film in punta di piedi e come una calamita incanta gli spettatori, recita con il dolce cinismo con cui Charles M. Schulz descriveva il mondo, sbuca da dietro gli schermi per farci sorridere, è talmente sé stesso che non ti accorgi che non sta recitando una parte. Nella sua vita ha camminato accanto a John Belushi per poi acchiappare fantasmi al suo posto, ha preso a cazzotti Chevy Chase, è stato folle, ha parlato con una marmotta e sussurrato cose all’orecchio di Scarlett Johansson senza farsi sentire da noi. Perché lui è così, non si preoccupa del prezzo del biglietto, il suo cinema, come la sua vita non ha una regola, è un cinema di suggestioni, di cose che t’immagini prima, dopo e durante i suoi film. E nonostante i suoi 65 anni balla sugli schermi come per dirci che Dirty Dancing e Il cigno nero avrebbe potuto recitarli lui, anche se non ha i pettorali di Patrick Swayze o il sedere di marmo di Natalie Portman. Canta in ogni film anche se non è un cantante. Sembra dirci ogni volta che non importa essere Jack Nicholson per fare cinema, ci esorta a prendere il nostro peggior talento e metterlo in mostra senza paura del giudizio, ci dice di non aver paura e di fare del nostro peggio perché a volte è l’unico modo per avvicinarci davvero all’idea che abbiamo di noi stessi. 

La stampa crea miti e leggende su di lui, probabilmente le cose che abbiamo letto sui suoi 4 anni lontano dal cinema sono completamente inventate, così come gli aneddoti che lo vogliono veder apparire davanti ai suoi fan come una Madonna con il cappellino di lana. Tutti gli attori vorrebbero essere suoi amici, cresce la lista dei film mitologici che avrebbe rifiutato, gli appassionati creano guide alla vita secondo Bill Murray come il Blog Volture ma lui continua a fare il suo cinema. Si veste dei sogni di Wes Anderson, mette in mostra la sua anima indie e non ha paura di essere cattivo come nell’ultimo film di Cameron Crowe in arrivo nei cinema o di farsi santificare da ubriacone col vizio delle scommesse nel bellissimo e dolce St. Vincent uscito lo scorso inverno.

No, Bill Murray non è morto se è questo che vi state chiedendo arrivati quasi in fondo a un post pieno di elogi e ricordi su di lui, non è nemmeno un Coccodrillo della redazione di TuttaFirenze uscito in anticipo per sbaglio o il nostro tentativo di fondare una setta chiamata Murrayology. No, è solo un modo per rendere omaggio a un grande attore prima che sia troppo zuccheroso farlo, di amare il suo modo non patinato di stare sugli schermi. E se non avete visto ancora nessuno dei suoi film (cosa abbastanza impossibile) fatelo, prendetevi due ore, abbandonate il lavoro, deludete il vostro partner, apritevi una birra e sedetevi su un divano o dentro un cinema. Perché un primo passo per essere Bill Murray è voler bene a quella parte di noi che ci fa apparire agli occhi degli altri come esseri imperfetti.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.