Nel convegno Women Deliver 2019 World Conference a Vancouver è stato presentato il rapporto “State of the world’s fathers Report 2019”, redatto dalla Ong Promundo, che ha evidenziato un fatto emblematico del rapporto tra gli uomini e la paternità: solo la metà dei padri al mondo sfrutta il congedo (quando previsto dalla legge).

Dallo stesso rapporto emerge che a livello globale la differenza nel tempo dedicato alla famiglia dagli uomini e dalle donne è ancora drammaticamente sbilanciato a sfavore delle donne, per le quali la cura della casa e della famiglia rappresenta uno sforzo che da 1,27 volte in più (in Svezia) fino a 10 volte in più (in Cambogia) rispetto ai compagni/mariti (come si evince dal grafico dettagliato qui a fianco tratto dal rapporto).

Nell’analisi di dettaglio, il rapporto conferma anche in Italia il grosso squilibrio tra i due sessi. Le donne italiane dedicano ogni giorno mediamente 315 minuti alla cura della casa e della famiglia, contro i 104 minuti degli uomini.

L’analisi conclude che se gli uomini impiegassero almeno 50 minuti in più al giorno nella cura della casa, e le donne 50 in meno, si farebbe un progresso significativo verso la parità di coinvolgimento domestico.

Nulla di nuovo, se non la quantificazione.

Il rapporto, comprensibilmente, non si avventura in possibili suggerimenti su come realizzare questo cambiamento.

Cambiare un simile equilibrio (anzi, squilibrio) nei componenti della coppia è questione delicata. È difficile pensare che uomini cresciuti con figure maschili di riferimento e schemi culturali che favorivano questo squilibrio possano cambiare. Il vero cambiamento si può, però, facilmente seminare intervenendo sull’educazione dei figli maschi. Se i bambini vengono fin da piccoli abituati a contribuire all’andamento domestico, sensibilizzati all’importanza di essere autonomi in molte attività casalinghe e responsabilizzati in certi piccoli doveri familiari, per loro sarà più facile, se non addirittura naturale, trovare in futuro un equilibrio di coppia meno sbilanciato.

I bambini di oggi sono i mariti e padri di domani, quindi è adesso che si deve gettare il seme del cambiamento attraverso l’educazione.

I figli viziati e mammoni saranno difficilmente quelli che sovvertiranno le desolanti cifre di cui sopra.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.