Quando si è giovani il tempo della pensione ci si immagina come una meta, il raggiungimento della meritata sospensione dagli impegni quotidiani, dallo stress da lavoro. Un piccolo mondo sereno, strappato alle angustie della vita, alle corse ripetute per il lavoro, per la famiglia, per i figli, un mondo fatto di giornate senza sveglia, di passeggiate senza meta, di lavori senza fretta.

Questo ci si immagina quando si è giovani, e questo, negli anni, si era immaginata anche Stefania.

Negli anni.

Ma quando lo scadere della vita attiva si scontra con l’avverbio domani?

Quando siamo noi a dover rispondere “presente” all’appello della messa a riposo?

La prospettiva cambia

E certamente era cambiata per Stefania.

Lei ormai l’aveva capito, in pensione non ci voleva andare. Quel tempo della serenità non le interessava, non le apparteneva: Stefania era una donna attiva, piena di voglia di fare, di interessi, di amicizie, di umori e amori cantati decantati, appassionati e appassionanti, di impegni appaganti nel loro ingombro quotidiano, di corse verso mete nuove o le stesse non importa, di rincorse senza soluzione di continuità, di fare e non di aspettare.

Adesso però con l’approssimarsi della data della sua pensione erano tutti lì a ricordarle questa nuova vita, a farle i complimenti, battute e frasi del tipo: “Beata te che avrai tempo da dedicare finalmente a tutti i tuoi interessi, e quanti te ne farai di nuovi!”

Stefania a tutto ciò, con il sorriso più gioiosamente falso che riusciva a strappare dalle grinfie contratte del suo cuore e del suo cervello, rispondeva: ”non vedo l’ora”, urlato addirittura perché nell’interlocutore fosse fugato ogni dubbio di menzogna.

Non vedo l’ora  pensava, già.

Ma quale serenità? Quale scorrere sereno del tempo, quali giornate senza l’assillo costante dell’orologio?

Io voglio, io sono stress, adrenalina, fretta, furore, corse, impegni, cose “da fare”. La lentezza non è mia, il riposo non  mi appartiene la sveglia ogni mattina compie il miracolo di rinnovarmi, di caricarmi, di strapparmi dall’ozio della notte e mi ributta nella confusione totale delle mie amate giornate affannate.

Questo sono e questo voglio rimanere, io.

Questo “io” ripetuto a se stessa rendeva il pensiero ancora più compiuto e sanciva la differenza tra Stefania e il resto del mondo: tenetevi la vostra serenità il vostro scorrere sereno del tempo e lasciatemi qui in questa babele di arruffata quotidianità che è la mia vita, non voglio altro, io.

Erano questi i suoi pensieri

Accadde il  giorno prima della sua pensione.

La trovarono  vestita, pronta per uscire; in una mano le chiavi della macchina con la quale ogni mattina si recava al lavoro e nell’altra una lettera a lei indirizzata:

”Comune di Firenze  – Università dell’età libera –  Adesso che sei finalmente padrona del tuo tempo vorremmo consigliarti come intraprendere una nuova attività stimolante per il tuo tempo libero….”

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…