La cosa più bella di questi Mondiali di Ciclismo è la folla di gente in bicicletta che si getta nel percorso quando non ci sono le gare ed è ancora protetto. Un’immensa pista ciclabile che attraversa tutta Firenze. Facce allegre, sorrisi compiaciuti e bici di tutti i tipi con ciclisti di tutte l’età. Una magia. Uno sguardo sul futuro della nostra città. Un futuro dove le bici hanno sostituito le macchine. Domenica scorsa quel futuro è sembrato possibile e non una chimera.

E così scopri che via Baracca è un’autostrada libera e pulita. In piazza delle Medaglie d’oro il semaforo è ancora accesso nonostante l’incrocio con via Tagliaferri sia chiuso. E’ bello aspettare il rosso e oltrepassare l’incrocio che non c’è. Fa tenerezza quella luce nel nulla automobilistico. Sembra di essere già dentro a quel futuro e che quel semaforo acceso sia stato lasciato lì come testimonianza di una via Baracca che non c’è più. Un vecchio appoggiato ad un parapedonale sembra voglia dirmi che si stava peggio quando si stava meglio. Le Cascine sembrano via di Novoli nell’ora di punta, ma con le bici al posto delle auto. In piazza del Duomo le grate delle transenne danno l’effetto non di rinchiuderti, ma di aprirti alla libertà totale di movimento. I ciclisti son sempre grati alle grate. Le pedalate dettano il tempo dei tuoi pensieri. Sul lungarno della Zecca Vecchia diventano leggeri come le pedalate. I pensieri pedalando si fanno condizionare anche dalla toponomastica. Sul lungarno del Tempio diventano mistici e mi ricordano che che c’è un tempio tra le tempie. Sulla salita del cavalcavia dell’Affrico scopro fino in fondo le magie del Campagnolo.

Il Campagnolo non è un modo per definire negativamente un signore non particolarmente fine, ma una magia della meccanica che ti permette di modulare le tue energie fisiche a seconda dei dislivelli che trovi sulla tua strada. Quando sono sul tratto più ripido del cavalcavia inserendo il rapporto più agile del Campagnolo arrivo in cima e mi godo lo spettacolo della torre di Maratona in alto a sinistra. Per me quella torre è così bella che non può non averla fatta il Brunelleschi. In fondo al viale dei Mille non mi fanno proseguire. Uno sbarramento mi fa vedere l’arrivo che si trova un po’ più in là sotto la Torre del Brunelleschi. Peccato. Non importa, però. Prima che richiudano il percorso me lo posso rifare tutto nella direzione opposta e sempre con il mio caro amico Campagnolo.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.