Eccomi, ci sono anche questa domenica, per scrivere di “enogastronomia”. Oggi, però, non proporrò una ricetta, affronterò un argomento che può sembrare scontato, ma forse non lo è, ovvero: il rapporto fra cibo e cultura del viaggiare.

Amo viaggiare, anche se non posso farlo spesso, perché le mie finanze non lo consentono. Quando sono in viaggio, non mi posso permettere di cenare tutte le sere al ristorante, ma questo non m’impedisce di scoprire e capire la cultura alimentare dei luoghi che visito.

Di recente, ho trascorso una settimana a Budapest.  È scontato dire che è veramente una bella città, la gente è cordiale, se chiedi informazioni, si dimostrano disponibili e questo è di grande aiuto per un turista. Ho preso in affitto un appartamento arredato, in centro, accertandomi che avesse una cucina attrezzata.  Sono partito, con una mappa dei luoghi da visitare, le cose da fare (soprattutto un bagno alle terme) e un piccolo vademecum dei piatti principali della cucina Ungherese.

Avendo a disposizione una settimana di tempo, ho portato la mia piccola comitiva a visitare il Mercato centrale (in ungherese Nagycsarnok), il “mercato coperto” più grande e più antico di Budapest.

Costruito intorno al 1867, la struttura, vista dall’esterno, si presenta magnificamente. Quello che colpisce è il tetto ricoperto di piastrelle colorate. Il cancello principale, di fattezze neogotiche, ci introduce in un grandissimo ambiente, dove troviamo ortolani, macellerie e pescherie. Ambiente pulitissimo, banchi ben forniti con prodotti in bella mostra. Ho fatto la spesa acquistando peperoni gialli tendenti al bianco, di sapore dolce, che non conoscevo. L’Ungheria, infatti, è famosa per i peperoni e soprattutto per la paprica, dolce o forte. Gli ungheresi sono anche grandi produttori e consumatori di sottaceti.  Nelle diverse macellerie, ho comprato un po’ di wurstel, dolci, speziati e affumicati e, per finire, del paté d’anatra. Dobbiamo sapere, infatti, che, dopo la Francia, l’Ungheria è la maggior produttrice di paté e devo dire con notevoli risultati.

Per pranzare, siamo saliti al piano superiore, ricco di banchi pieni di souvenir e locali di ristoro, dove ho assaporato pietanze locali. Ho trovato particolarmente interessante un involtino di cavolo con riso e carne; mi sono ripromesso di provarlo il prossimo inverno e proporvelo. Chiaramente, ho bevuto della buona birra, non molto alcolica. La sera, invece, ho cucinato i peperoni e i wurstel, insaporiti con paprica dolce e annaffiando il tutto con…..

La prossima settimana, continuerò il mio racconto perché a Budapest c’è un ottimo cibo di strada e dell’ottimo vino. Ne parliamo?

Un cuoco a Budapest

Un cuoco a Budapest

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.