Foto1053Quando si parla di personaggi come Dante − della cui nascita quest’anno ricorre il 750esimo anniversario − la domanda che tutti si pongono ma nessuno formula è: “Ma davvero uno da solo ha potuto scrivere una roba così maledettamente complicata come la Divina Commedia?”. A questo aggiungiamo il fatto che il Sommo Poeta è vissuto soltanto 56 anni, e molti di questi in esilio, e tutta una serie di “strumenti di lavoro”. Pensiamo alla quantità di immaginazione e di fantasia che c’è voluta per un’opera del genere. Alla padronanza assoluta della metrica. Alla struttura perfetta dei canti, 34 nell’Inferno e 33 nel Purgatorio e nel Paradiso. All’arrovellamento per far concludere le tre cantiche con la stessa parola, “stelle”. Alla cultura sterminata necessaria per dar corpo e voce a tutti i personaggi.
Foto1052Anche noi ci siamo posti la stessa domanda. E, sfiniti, siamo giunti alla medesima conclusione di quando ascoltiamo le sinfonie di Beethoven, che per alzare l’asticella diventò anche sordo. Oppure, per restare a Firenze, di quando vediamo la Cupola del Brunelleschi e ci chiediamo come fa a stare in piedi e come hanno fatto a costruirla senza gru e betoniere. Insomma: è stato tutto merito del Genio, di quella cosa inspiegabile e inafferrabile che bacia in fronte pochi fortunati. E così ci convinciamo che l’Alighieri era un tizio che da solo, in tempi magri in quanto a divertimenti, è riuscito a scrivere una roba di una bellezza insuperabile e insuperata. Ma poi spuntano come funghi molte altre domande. Con cosa la scrisse? Con la penna d’oca? E dove? Su una risma di pergamene? E in quanto tempo? E come fece a farla conoscere in giro senza promozioni televisive o Internet? E poi perché Firenze, certo vendicativa come pochi, invece di una misera viuzza seminascosta in centro o di tristi scritte sui marciapiedi, non gli ha dedicato un piazzale, un parco, un viale alberato?
“… l’amor che move il sole e l’altre stelle”. Non c’è risposta a queste domande. Rimane soltanto la stupefacente leggiadria dei versi.

 

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.