fratelliStavo per scrivere il solito post incazzato sull’immigrato a Londra. D’altra parte il titolo della mia rubrica è quello che è. Però poi succedono cose, a volte. Cose come avere un giorno libero senza averlo espressamente richiesto, esattamente nell’unica data londinese di Angus and Julia Stone. Che se non sapete chi sono beh, cazzi vostri. Siamo nel 2014, quasi dumilaquindici ed esistono google e youtube.

Per chi fosse particolarmente pigro si tratta di fratello e sorella australiani dotati di una voce fuori dal comune che dal 2006 suonano e cantano un folk blues che non ha niente in comune con qualsiasi cosa abbiate sentito. Fratello e sorella che cantano l’amore come se fossero una coppia e non ci fosse niente da capire.

Insomma, quasi incredibilmente sono riuscito ad accaparrarmi un biglietto per la data di martedì scorso all’Evetim Apollo, che qui i concerti vanno esauriti in una media di 15 minuti dalla messa in vendita. E non sanno manco chi siano Vasco e Ligabue. Per fortuna.

Sì avete letto bene, un biglietto. Ci sono andato da solo. Non è male andare da soli ai concerti. Il motivo principale è che se fanno cagare potete andarvene a metà senza dovervi giustificare con nessuno, a parte con le vostre tasche. Ma non è stato questo il caso comunque.

In secondo luogo infatti, purtroppo, io la musica la concepisco così. Pure in mezzo a una folla, pretendo che i tipi sul palco stiano suonando solo per me, Pretendo nel senso inglese di “to pretend”, cioè di fare finta. Non me ne importa una sega se ci sono altre duemila o cinquantamila persone nella sala, o che accanto a me ci siano fratelli, fidanzate o amici. Una volta inziato il concerto io non ci sono più per nessuno Sono un isolazionista. Mi danno fastidio i chiacchiericci, le risate, quelli che pensano di cantare meglio di chi è sul palco. Sono un integralista. Lo riconosco.Per me siamo io (silente) e loro sul palco.

Ed ho un debole per le donne con la chitarra. Speciamente se hanno la voce di Julia, che sembra venire fuori da un altro mondo. Un mondo in cui le sirene non sono solo una leggenda. Ed ho un rispetto incredibile per Angus che riesce a mantenere il confronto con la sorella e a riportare il tutto alla realtà.

Quando alla fine del concerto Julia e Angus sono tornati per il bis e hanno intonato “Santa Monica Dream” mi sono sentito come se mi avessero attaccato un apparecchio per il drenaggio e tutto lo stress accumulato in un anno e mezzo di Londra, o forse in 40 anni di vita se ne fosse andato via in un attimo. Il silenzio più assoluto è calato in un auditorium di circa 5000 persone.

Sì, questo è uno dei tanti motivi per cui vale la pena vale pena vivere a Londra: la musica.

Certo, saranno di più i concerti che vi perderete che di quelli che riuscirete a godervi, perché ogni sera potrebbe esserci qualcosa per cui vale la pena sfidare il freddo, l’umidità, la stanchezza, ma anche andando a caso vi potrete imbattere in una band di cui non potrete più fare a meno. Mi è successo qualche mese fa, quando A. mi ha portato ad ascoltare Heidi Happy, una band svizzera. Da allora non ho smesso di ascoltare il loro ultimo album. Mai avrei creduto di ascoltare una band svizzera prima d’ora. Dategli una possibilità se avete tempo e voglia.

Comunque la data più vicina di Angus and Julia Stone per voi italici sarà Parigi il 23 Aprile. Fateci un pensiero, ne vale la pena, mentre gli Happy Heidi suoneranno il 30 Gennaio a Zurigo. Ne vale la pena lo stesso.

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