Che senso ha, su una rubrica che parla di Fiorentina, scrivere di una persona che, in realtà, nella sua vita, ha sempre tifato Milan. Ma oggi mi va così. E dalla sua poltrona, davanti alla televisione, tra un film western e Don Camillo, si esaltava per Rivera, Baresi, Van Basten e Kakà. Poi, per farmi un piacere, a Fiorentina-Milan sperava in un pareggio.

La persona più incredibile che abbia conosciuto in vita mia. Forse non basterebbero novantanove anni per raccontare le sue avventure, i suoi scherzi, i suoi aneddoti, le sue battute, la sua voglia di stare sempre sulla cresta dell’onda. È a lui che devo la mia voglia di scrivere, di raccontare, di stare vicino alle persone con delle parole raccolte nero su bianco, che, magari, a voce non riuscirei e non avrebbero lo stesso effetto.

Se gli chiedevi come stesse, rispondeva sempre “bene. Perché a più di novant’anni, se rispondi che hai qualche acciacco, la gente ti guarda male e ti sorride dicendo, ‘ma con l’età che hai non ti puoi lamentare… stai alla grande!’ Così rispondo bene”. Sempre. Sempre col sorriso, sempre con quegli occhi sognatori, che speravano e pensavano, progettavano e non si fermavano.

Se la sua vita fosse stata una partita, sarebbe stata una di quelle che vanno ad oltranza, arrivano ai supplementari, ricche di colpi di scena. Piene di sofferenze, colme di dispiaceri. Poi, dopo il fischio finale, però, guardando indietro, gli spettatori avrebbero pensato, “che spettacolo”. Quante magie, quante emozioni.

Emozionante come vivere in un paesino, che è sempre quello: ma è davvero sempre quello. Nel bene. L’hai visto sprofondare e l’hai visto rinascere. L’hai raccontato. L’hai vissuto. Un lungo innamoramento che non è mai svanito, non si è mai affievolito. Cene e colpi di biliardo con gli amici, come se fosse Hollywood. Altro che… meglio. Meglio di Hollywood. Perché sceneggiature come questa, dove non esistono nomi, i soprannomi si tramandano di padre in figlio, dove vivere in lentezza non è mai stato così frenetico ed entusiasmante, storie come questa non forgiano solo te o la tua generazione. Ma anche quelle future e a chi l’hai raccontato. Chi hai emozionato.

Vorrei provare per Firenze quello che hai provato te per il tuo paese, per la tua Isola. Perché non è provincialismo, ma è Amore.

Alla persona più entusiasmante, che entusiasmava e si entusiasmava, alla persona più incredibile che io abbia mai conosciuto: semplicemente grazie.

Ciao Nonno.

(Visited 92 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
Diventa fan di Ultras da Tastiera