Eby è un uomo baffuto e di mezza età.  Magro, un po’ stempiato. I capelli bianchi, lunghi e ricci, incorniciano una faccia allegra e sorridente. Gli occhi sono di chi ne ha viste tante nella vita. Si vede che è una persona autoironica. Ha capito che in fondo la vita è un gioco ed esserne consapevoli aiuta a vivere meglio. Prendiamo posto ad un tavolino un po’ in disparte nel sottoscala del locale. Io con il mio pesce-cocktail, lui con una sigaretta. Ho tante domande da fare ma voglio farlo parlare a ruota libera, senza schemi precisi. Stavolta credo ne valga la pena.

Eby, raccontami un po’ di te, delle tue origini..Hai carta bianca..

“Le mie origini? Beh, sono sempre stato un ragazzo un po’ indeciso…Anche su questo. Diciamo che ho imparato dalle capre che prima di dormire girano un po’ e poi si sistemano nel posto a loro più congeniale. Cosi ho fatto io venendo a Firenze quasi trent’anni fa. Io mi sento parte di questa comunità. Credo infatti che l’essere umano sia un animale sociale e che importi poco da dove venga. Comunque mio padre era un curdo-iraniano e mia madre di El Salvador, dove non sono mai stato. Sono cresciuto in Iran, al confine con l’Iraq e la Turchia, ma giro per l’Europa da quando avevo 18 anni.”

E dove sei stato?

“Ho girato un po’ tutta l’Europa. A 19 anni sono andato a Catania, ho imparato la lingua e mi sono iscritto alla facoltà di Medicina, dove ho studiato per quattro anni. L’idea era quella di laurearmi e di andare a fare il medico nel mio paese. Sai, sono originario di una zona rurale,  poco popolata, con tanti piccoli villaggi distanti decine di chilometri l’uno dall’altro, con inverni molto rigidi. La neve spesso rendeva le strade impraticabili e la comunicazione difficile. Lo vedevo come un lavoro socialmente utile.”

Perché Catania?

“Quando ho superato il test di lingua e di ammissione a Medicina, avevo in mente solo tre città: Torino, Bologna e Firenze. Poi mi hanno detto che c’era posto solo a Catania. E cosi sono finito là.” Ride. “Mi sono trovato bene, sono stato bene. Poi sai, nel corso della vita le idee cambiano e mi sono detto che prima di curare la salute ed il corpo della gente, si doveva cambiare la testa delle persone, il loro modo di pensare. Una mentalità che aveva portato divisioni e pregiudizi per centinaia, migliaia di anni.  Ho smesso ed ho pensato che era meglio lavorare sul sociale, riprendendo la mia attività politica. Qui in Italia avevo problemi con i miei documenti e sono andato in Francia a chiedere asilo politico, facendo parte della minoranza etnica curda. Ho passato un periodo di tempo in Francia e poi sono tornato in Italia.”

A Firenze?

“Si a Firenze. Era il 1985.”

Ed hai subito aperto L’Eby’s Bar?

Vedi, non sono mai stato un commerciante e la mia famiglia ha sempre lavorato la terra. Fondamentalmente non capivo niente del commercio e non mi interessava nemmeno. Non sono bravo con i soldi. L’Eby’s Bar è capitato. No so nemmeno come. Era il 1987.  All’inizio era un bar gelateria. Mi ero specializzato nel gelato ed ero diventato bravo. Ma dopo un po’ mi sono stancato perché avevo raggiunto il top e non c’era più miglioramento né evoluzione. E quando sei fermo, sei perso. Cosi, ho fatto dei lavori dentro il bar, trasformandolo.  Ma in verità non è stato così semplice, perché ero uno dei primi stranieri qui a Firenze che aprivano un locale e c’erano molti pregiudizi nei miei confronti. Poi, piano piano, ho guadagnato la fiducia delle persone e della comunità anche grazie alla fondazione del comitato di quartiere per la rinascita dell’arco di san Pierino che per 20 anni era stato il regno del degrado. Ma questa è un’altra storia….Tornando a noi, da gelateria l’Eby’s Bar è diventato un locale latino ed ho cominciato a fare i nostri famosi cocktails alla frutta fresca. Ho pensato che la salute dei clienti doveva venire prima di tutto, anche se commercialmente poco conveniente. Credo infatti che si debba avere rispetto per gli altri, per avere rispetto per se stessi. Poi un giorno mi sono detto: Perché non creare anche qualcosa di particolare, dove oltre all’alcool, ci possa essere anche una forma di spettacolo per intrattenere e far divertire la gente? Così dal 2008 l’Ebys Bar è diventato un locale notturno ed è nato il mio show personale dietro al bancone, tra cui il più famoso: il rito dell’ Eby’s Cafè.”

Una sorta di responsabilità sociale…

“Esatto. Meno alchol e più spettacolo. Il cliente si diverte, beve il giusto e può tornare a casa con le proprie gambe. L’alcol non produce il divertimento, lo accompagna soltanto. Io, dalle nove e mezzo di sera alle due di notte, sono dietro al bancone anche per questo.”

Ormai lo slogan “vai vai vai…e la bananaaa” è famoso in tutta Firenze e non solo….

“Il rito dell’Ebys Cafè è un gioco. Faccio un po’ la parte del cattivo e coinvolgo il cliente dalla preparazione dello shottino fino a quando se lo beve, accompagnandolo con questa frase detta alla mia maniera. Ti dico la verità, alcuni musicisti hanno pure studiato il modo in cui la dico. Parte piano, sale, arriva in cima e poi scende precipitosamente. Un successo!”

Finisco il mio pesce-cocktail. Prima di andare Eby mi benedice con il rito dell’Eby’s Cafè. Lo saluto ed esco. Mi sento bene, carico di energia positiva.

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