shoefiti san francisco Le parole sono tutto. Ovunque io vada, guardi, o ascolti, trovo, vedo e sento solo parole. Al cinema, in una canzone, a teatro, su un muro di Firenze. Le parole possono salvarci, ma alcune sono pericolose, più di quello che rappresentano. Per il lavoro che faccio mi trovo ad avere a che fare con alcune di queste, come ‘degrado’ e ‘vandali’, grandi contenitori dentro cui infiliamo tutto quello che crediamo intollerabile, ma che a volte è solo inconsueto. Chi sono i vandali? Quelli che hanno staccato il dito della statua del Ratto di Polissena dalla Loggia dei Lanzi? Il ragazzo che ha scritto su una delle colonne del Duomo con un pennarello? Si, sono loro, e dovrebbero vergognarsi.

Ma sono anche quelli che appendono poesie ai muri della città, quadri che nuotano, farfalle, che disegnano cuori, e che mettono scarpe ai fili elettrici? Dobbiamo chiamare vandali il Movimento per l’Emancipazione della Poesia, Blub Lartesanuotare, Incursioni Decorative, Exit/Enter? Per qualcuno sì. Tre anni fa ho fotografato a San Francisco un paio di scarpe appeso ai cavi della luce, e negli ultimi mesi sono comparse anche a Firenze. È il fenomeno degli ‘shoefiti’, che non si è aspettato a criticare. “Che sudiciume”, ho sentito.

Esistono dei limiti? Si, forse. È facile riconoscerli? No. Non so cosa sia giusto, non so cosa sia arte, ma so che anche se preferisco una poesia ad una scarpa, quella scarpa può starsene appesa dove vuole per quanto mi riguarda. Non so chi l’ha messa lì, ma non penso sia un vandalo. Mi resta difficile credere che il degrado di Firenze stia in chi disegna un palloncino con un cuore su un muro sdrucito.

Fiorentini, smettetela di lamentarvi per favore, e se vi piace solo quello che c’è dentro agli Uffizi andateci di più, il sabato sono pure aperti fino alle 23. E insegnate ai vostri figli che è meglio scrivere su un muro che sulle colonne del Duomo.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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I giovani sanno

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Uao