Estate 1916, stazione di Barco, frazioncina di Firenzuola. Una sbuffante locomotiva trasporta una donna verso il suo destino; incontro all’amore… Quello che “deflagra”, come disse Mario Luzi, fra la più grande scrittrice dell’epoca, l’ “errante” e fascinosa Sibilla Aleramo, e Dino Campana, poeta di campagna, l’autore dei Canti orfici, trapassato dallo “sforzo di cambiare la vita in poesia”. Un amore devastante, selvaggio, sublime, divino ma anche diabolico, perverso, malato, storto, orrendo e atroce. Dalle vette della felicità, toccata nell’unione dei corpi e degli intelletti, al sacrilegio della donna picchiata, offesa, presa a calci e a sputi in un delirio frustante che passa più e più volte dal paradiso all’inferno. Si sovrappongono due figure psicologiche molto diverse, fra chimere, illusioni e fantasmi: la donna che amò l’amore, e non forse tutti gli uomini dei quali s’innamorò, e il geniale e psicotico visionario che ebbe solo lei come regina del suo cuore. Teatro del loro travagliato amore fu spesso Firenze, fra via Panzani e le stradine di Settignano ma anche durante i lunghi e strazianti ricoveri in reparti psichiatrici, fra cui, più volte, San Salvi, fino alla lenta agonia fra le mura di Castel Pulci, dove il poeta, “el mat”, trovò infine la morte ad appena quarantasette anni.

Il libro è diviso in due parti. La prima traccia un’accurata ricognizione sulle vite intensissime e veramente straordinarie di entrambi i protagonisti; la seconda è dedicata interamente al denso ed infuocato carteggio fra i due amanti.

Chi volesse capire quanta differenza esiste fra un amore da gossip, da “tronisti”, o da chat smozzicata e un amore che si accompagna all’assoluto, all’inarrivabile, al trascendente, che tocca tutti i toni che una mente ed un corpo possono concepire, bene, si legga questo bel libro… ah, vi avverto: ci si commuove e si piange a dirotto (forse più per noi stessi che per Sibilla e Dino).

Edizione commentata

Sibilla Aleramo Dino Campana, Un viaggio chiamato amore, a cura di Bruna Conti, Feltrinelli, Milano, 2002.

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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Inferno