Non ricordo una dose così massiccia di sfiga, tutta insieme, da quando, in terza superiore, un piccione mi cagò dritto in testa. In piazza, davanti a scuola. Seduto con i miei compagni di classe, su una panchina, in attesa di entrare a lezione. Dieci centimetri più in là e non sarei stato io quello zimbello iellato, con la merda corrosiva di piccione sui capelli. Dieci centimetri più in qua e sarei stato semplicemente uno dei tanti, uno di quelli che puntano il dito sullo sventurato di turno, indicandogli la nuova chiazza di capelli sale e pepe. Come un brizzolato, ma meno affascinante di Renato Schifani. Non ero ancora maggiorenne, non potevo ancora firmarmi le giustificazioni e dovevo entrare in quella maledetta scuola strapiena di gente. Gente che ti vede ogni giorno, ti scruta ogni giorno e si ricorda di te. Con una cagata in testa.

Così, non bastava l’infortunio di Cuadrado. Non bastava nemmeno l’infortunio di Mario Gomez. Che tanto, noi, di viceGomez, pulluliamo. Abbiamo questo Yakovenko, che faceva la riserva come tornante nell’Anderlecht: ed ora è il nostro bomber. È come se dovessimo giocare con Franco Semioli come punta. È come se mia nonna mi avesse detto di mettermi il cappello, quel giorno. “Ma che vuoi che succeda, Nonna!”. Già. Che altro vuoi che succeda? Prendere gol al novantesimo? Avere Pizarro squalificato per le prossime due giornate? Non avere un rigore al novantunesimo?

Poteva andare peggio: poteva piovere. Sì. Poteva piovere merda di mucca.

Anche Mourinho è rimasto scioccato: Semioli non rientra più nei piani societari del suo Chelsea

 

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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