Se andiamo a sfogliare i vari giornali sportivi italiani possiamo trovare, purtroppo ancora nascosti tra le varie prodezze di calciatori miliardari e squadre prossime al fallimento, articoli o trafiletti che bene o male vanno a toccare anche il nostro tanto amato rugby.

Notizia che ora sta girando in alcune di queste testate è quella di una possibile data di inizio dei  massimi campionati italiani, con leggero ritardo per quanto riguarda le serie minori, ovvero A, B e tutte le altre. Tale data è stata indicata al 10 ottobre con tanto di specifica dello svolgimento delle amichevoli pre campionato a porte chiuse.

Anche se manca una ufficializzazione, al momento della scrittura di questo articolo, da parte della Federazione Italiana Rugby, la data non è proprio fuori dal mondo visto che poco dopo avranno luogo le partite di recupero del 6 Nazioni.
Ma restiamo con i piedi per terra. La mancanza di una data certa di inizio campionato è stata in parte motivo della decisione di alcune società di non iscriversi al campionato in cui erano a favore di uno minore e molte, forse troppe,  sono ancora le incognite che devono essere chiarite, su tutte l’accessibilità del pubblico alle partite. Saranno a porte aperte? Ingressi contingentati? Il Rovigo fa da apripista e ha già organizzato i propri spalti per un numero ridotto di avventori (aprendo solo agli abbonati in occasione di una partita di allenamento), ma tutte le società riusciranno a prepararsi in tal modo? E a che costo? Un numero ridotto di spettatori si traduce in un ammanco di denaro molto importante per alcune società che magari si sono già viste venire meno gli sponsor principali.
Il fatto poi che ancora non abbiamo notizie sulla partita tra Italia e Inghilterra del prossimo 31 ottobre la dice lunga in quanto il match verrà svolto ma la FIR non è riuscita ancora a definire il metodo con cui ospitare il pubblico. Tante le proposte ma ancora pochi dati certi.

Venendo ai giocatori e staff, quali protocolli andranno applicati? Zebre Rugby e Benetton Treviso hanno dovuto sottoporre tutti, giornalisti compresi, a controlli molto stretti e la lista delle spese si allunga e se andiamo a osservare la situazione di molte società non professionistiche il problema si fa ben grave.

Un campionato estremamente ridotto, in quanto a numero di spettatori presenti, o addirittura a porte chiuse non è poi cosa così remota e la sensazione è quella che dovremo nuovamente fare affidamento alle trasmissioni streaming, nella speranza che qualche canale televisivo decida di investire sul secondo sport italiano.

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.