14 Febbraio, immersa nel consueto traffico mattutino di via Aretina, nei pressi del Girone, cerco di raggiungere Firenze e, forse sarà San Valentino, mi sento cinguettante. Accendo la radio nella speranza di beccare la canzone giusta, non faccio in tempo ad iniziare lo zapping musicale che, tra i suoni gracchianti della voce del giornalista di turno, sento solo 3 parole: Pistorius – ucciso – fidanzata.  Sono confusa e mi sto agitando sensibilmente, cerco il giornale radio, uno qualsiasi va bene, e sento a chiara voce il racconto della notizia per intero. Mi si gela il sangue, rimango un momento infinito senza respiro. Cerco insistentemente altre notizie, dettagli, particolari e mi sento pervadere da un insieme di delusione e rabbia, come se fossi coinvolta anch’io in questa vicenda.

Il pensiero vola fino a via di Ripoli, ai miei alunni, i ragazzi del Liceo Scientifico Sportivo Dante Alighieri, ai quali insegno attività motoria adattata, una materia sperimentale per sensibilizzarli alla diversità ed avvicinarli allo sport per disabili, con tutti i suoi adattamenti.

Ho sempre dedicato molte lezioni sul caso Pistorius, parlavo agli studenti delle sue prestazioni sportive, lo descrivevo come l’uomo capace di abbattere ogni barriera tra normalità e disabilità, lo raccontavo come un esempio di coraggio e determinazione, tutti gli anni proiettavo in classe il film della sua vita.

Ho contribuito ad alimentare quest’aura di mito che si era creata intorno a lui e adesso non ero capace di immaginare come i ragazzi avrebbero accolto ed elaborato la notizia. Ho provato imbarazzo ed ho avvertito un’oscura difficoltà al solo pensiero di dover dare delle spiegazioni.

La sera torno a casa e sono ancora confusa, turbata, non riesco a non pensarci. Accendo la televisione e al telegiornale parlano ancora di Pistorius e dell’ipotesi di omicidio che si fa sempre più credibile, non c’è scampo, mi toccherà farci i conti.

Per aiutarmi ad affrontare la situazione, decido di recuperare dal cassetto le riflessioni dei miei alunni sul personaggio che più li aveva emozionati alle Paralimpiadidi Londra 2012 ed ovviamente lui, Oscar Pistorius, va per la maggiore. Mi soffermo su questa, che forse scioglie i nodi:

“La storia di Pistorius mi ha colpito molto, oltre ad avere la forza di volontà di continuare a praticare sport e la voglia di trovare nuove soluzioni per farlo, soprattutto perché ha avuto la forza di continuare ad allenarsi duramente anche quando è stato messo in dubbio a causa delle protesi. Credo che la forza di volontà di queste persone sia molto rara, infatti ho grande stima in Pistorius ed in tutti gli atleti come lui, che combattono ogni giorno per un sogno.”

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Silvia Tacconi

Classe ’81, pontassievese doc e dunque pendolarizzata fiorentina. “Pissicologa”, come dicono le mie nonne, e specializzanda in psicoterapia. Impegnata nel sociale da sempre, mi occupo di disabilità e collaboro con il Comitato Paralimpico Toscano, con il Centro di Solidarietà di Firenze e chi più ne ha più ne metta…Appassionata di danza, viaggiatrice backpacker incallita e affascinata dal concetto di “diversità”.

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