Comincio a pensarlo davvero, che il martedì pomeriggio sia un momento speciale. Anche se in realtà è una delle mie giornate più faticose. Undici ore filate fuori casa: io e i bimbi. Una da una parte e loro tre dall’altra.
Il martedì è il mio giorno da mamma lavoratrice. Pure se io in realtà studio.
Incastri di nonne e babysitter.
Raccomandazioni.
Baci, abbracci, qualche canzone nelle cuffie: si parte.
Il martedì lo passo all’università. Ma non è questo a renderlo speciale.
È il cielo: prima un arcobaleno, poi due. E poi una manciata di nuvole.
Piccole.
Morbide.
Rosa.
Proprio sopra Fiesole. Le vedo da un finestrone di via Laura.
Perché io sono una di quelle studentesse che guardano fuori dalla finestra. Alla mia età, sì. Vado all’università e mentre ascolto la prof che parla, guardo fuori. E poi mi capita anche di perdermi tra i pensieri. Pure!
E se non l’avessi fatto, questi ultimi martedì, mi sarei persa uno spettacolo incredibile: un cielo di una bellezza straordinaria. Ogni settimana diverso.

E così bello che mi vien voglia di dirlo: “Guardate che incanto, bimbi!!”. Ah già, ma loro non ci sono. E allora me lo guardo ancora meglio, questo cielo incredibile, così posso raccontarglielo: l’azzurro, l’arancio, il giallo. E il rosa di quella manciata di nuvole, messe lì come se qualcuno si fosse divertito a sparpagliarle.
E ora che ci penso, un cielo simile a questo, Tommi l’ha già disegnato. Un matita su carta che ha intitolato: “L’elefante al tramonto che fa la cacca”. Perché un po’ di romanticismo va bene, ma senza esagerare!

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Francesca Falagiani

Fiorentina d’importazione. Sono mamma – a tempo quasi pieno – di tre piccirulli. La mia vita è piena e rumorosa. Un po’ un caos! Dicono di me che sono una persona solare e positiva. Sicuramente: sorrido, spesso. Sono laureata in Media e Giornalismo, sto studiando per diventare maestra. E cerco di barcamenarmi tra mille cose, come tutte le mamme. E poi c’è il mio blog SmartMommy (http://www.smartmommy.it/). Per raccontare tutto il bello dell’essere mamma. Il bello anche nella fatica, nell’esaurimento, nello sconforto. Che ci sono – è innegabile – ma sono una parte. Per raccontare che si può fare. E lo si può fare divertendosi.