Giocare a rugby è come farsi una radiografia: si capisce subito che tipo sei”, perché il rugby è verità e ti mostra con franchezza i valori dello sport, quello vero. In cambio vuole “solo” tutto quello che sei capace di mettere in campo o nella vita… Sì, perché questo sport ne è la metafora più attinente che conosca.
Se vi sentite depressi potete leggere questa sorta d’intervista a Marco Bollesan, leggenda italiana del rugby, e sarete costretti a riflette sui vostri “veri” problemi e sul modo di affrontarli. Senza bisogno di alteri “strizzacervelli”, vedrete che la lettura vi infonderà una linfa strana, fortissima e magnetica e avrete voglia di sperimentarlo o almeno di conoscerlo questo sport (o la vostra vita!).
Libro terapeutico che vi “ordino” quindi di leggere.
Dopo potrete capire perché un “vecchietto” di settantadue anni, che arranca in salita, con le sporte della spesa cariche oltre modo, su per le stradine di Boccadasse, col cuore in gola gonfiato dallo sforzo, allorché veda sull’altro marciapiede un’altra persona in salita… debba in tutte le maniera, con tutto sé stesso, con le ultime energie, rischiando l’infarto, consapevole di stare facendo una “boiata pazzesca”, debba arrivare per primo alla fine della salita.
Sta tutto nella nostra testa: la volontà di non arrendersi mai!

Edizione commentata
Marco Bollesan – Gabriele Remaggi,Una meta dopo l’altra. Della vita e del rugby, Edizioni Lìmina – TEA, Milano, 2012

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it