Per i music – addicted: quando comprate una rivista di musica, anche voi scartabellate le pagine per saltare subito alla sezione recensioni di dischi? A me è sempre capitato così fin da quando, leggendo Topolino, cercavo il commento critico di Qui, Quo, Qua sull’ultima musicassetta di Fivelandia curata da Uan di Bim Bum Bam. Beh, non è tanto rock’n’roll come esempio, ma rende l’idea.

E quali sono le vostre recensioni di dischi preferite? Personalmente mi diverto a leggere  giudizi competenti, dettagliati ma non noiosi, concisi, brillanti. E ribadisco: competenti. Così competenti da non capire a volte neanche quello che c’è scritto. Così sono costretto ad approfondire e ampliare le mie conoscenze musicali.

Ed è proprio questo, l’effetto che mi fa leggere i pezzi di Elena Raugei, giovane ed affermata giornalista fiorentina, redattrice della storica rivista nazionale il Mucchio Selvaggio da una decina d’anni, collaboratrice per due importanti portali web, AudioReview e Speechless, autrice del libro – monografia ufficiale su Carmen Consoli, co – autrice di due libri su Nirvana e Afterhours e…non vi basta?  E’ anche l’ideatrice della compilation, molto apprezzata dalla critica, “The Next Wave”, raccolta di brani di diciotto band emergenti di Firenze, Prato e Pistoia (www.thenextwave.it).

E’ abbastanza per capire che lo sguardo acceso di Elena sia una delle lenti più adatte per scovare i dettagli della scena rock a Firenze…

Il tuo ultimo progetto s’intitola: “The Next Wave” – una raccolta sulla nuova scena fiorentina. Come nasce?

“The Next Wave” è un’idea folle! L’ho realizzata con la fondamentale collaborazione di Andrea Sbaragli (A Buzz Supreme, agenzia musicale) ed è un’istantanea sulla scena locale che in questi anni è più viva che mai. Si fa tanto parlare ancora oggi del mitologico periodo fiorentino della New Wave Anni Ottanta e ho pensato che invece fosse arrivato il momento di documentare il presente, che a livello di fermento creativo non ha niente da invidiare a quegli anni così importanti.

Idea coraggiosa e intelligente, è stato difficile realizzarla?

Il disco intanto è stato autoprodotto interamente dalle band che lo vendono ai propri concerti. Ognuno ha  contribuito con pezzi inediti, editi o versioni alternative registrate appositamente per il progetto. C’è stata la massima disponibilità da parte di tutti anche se mettere insieme diciotto artisti diversi, a volte, è stato come fare l’appello a scuola!

Che criterio hai seguito per scegliere le band?

Ci sono molti artisti che meritano di emergere e penso che questa  raccolta di canzoni  lo testimoni al meglio. Il disco accosta bene generi diversi fra di sé e credo che i diciotto nomi che compaiono nella compilation siano  una selezione rappresentativa anche se non esaustiva dell’offerta musicale locale anche perché si limita a gruppi di Firenze, Prato e Pistoia. Tanti gruppi sono rimasti fuori, per esempio tutti quelli della costa, Pisa e Livorno, dove c’è un’altra scena molto interessante.

Cosa emerge di nuovo tra le righe di questa Nuova Onda fiorentina?

Prima di tutto, si nota che le band fiorentine si smarcano totalmente dalle solite banali etichette, c’è voglia di rottura con il passato, proprio come negli Anni Ottanta. La scena di casa nostra non è identificabile in un solo genere musicale come avviene in altre parti d’Italia. Qui si sperimenta, si rischia, si innova, ci sono innumerevoli sfaccettature. Per esempio è evidente il ritorno generale alla lingua inglese che dà una prospettiva internazionale in ottica di promozione o tour all’estero ed è in contrasto con la tendenza al nuovo cantautorato italiano che va forte nel resto della Penisola. Infine è bello sottolineare che tra queste band regna l’armonia: fioccano le collaborazioni sia live che su disco, c’è grande stima reciproca anche se molti di questi artisti appartengono a mondi musicali totalmente diversi.

Cosa pensi della programmazione live dei locali di Firenze?

Penso che ci siano tanti locali e club, medi o piccoli, che creano movimento. Non solo a Firenze ma anche a Prato per esempio. A volte faccio fatica a stare dietro a tutti!

L’artista o la band locale che ti ha sorpreso di più nel 2012?

The King of the Opera alias Samuel Katarro, un musicista bravissimo e ancora giovane che ha avuto il coraggio di cambiare totalmente e in modo convincente direzione artistica, compreso il nome.

Il consiglio per il 2013?

Per me sarà l’anno del rock sghembo, sperimentale e selvaggio dei Blue Willa. Hanno il  nuovo disco in uscita il prossimo 21 Gennaio, prodotto da Carla Bozulich, importante cantante alternative rock statunitense.

L’intervista a cui sei più affezionata professionalmente?

Ne ho fatte tante ma due in particolare mi hanno dato grande soddisfazione: quella a Franck Black dei Pixies e quella a Corin Tucker delle  Sleater Kinney. Due delle mie band preferite di sempre. Dal punto di vista affettivo sono legata invece alle interviste fatte alla scrittrice Chiara Palazzolo, purtroppo deceduta l’anno scorso, con la quale eravamo diventate grandi amiche.

Il personaggio deludente?

A volte le interviste con i musicisti stranieri sono incolori, perché in alcuni casi sono poco interessati al mercato discografico italiano. Un esempio? Gary Lightbody degli SnowPatrol, un po’ moscio, monosillabico, distratto. Gliene fregava veramente il giusto di quello che stavamo dicendo!

Chiudiamo con una curiosità: chi è il tuo culto musicale?

P.J. Harvey su tutti. Ho anche eletto il suo ultimo album “Let England Shake” come disco del 2012 per il Mucchio Selvaggio!

 

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!