Esiste a Firenze una piazza che viene chiamata piazza ma che in realtà piazza non è; o meglio non è solo una piazza. È anche una stazione. Non una stazione ferroviaria (in realtà c’è anche quella lì vicino, ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli “è un’altra storia!”), ma una stazione particolare. Questa piazza-stazione si trova al centro del quartiere di Rifredi e si chiama Dalmazia. Una piazza, come una stazione, è sempre ferma al suo posto.

 

In una stazione ferroviaria ci sono solo i binari che ti portano altrove e sui binari ci possono andare solo i treni. Anche la piazza-stazione Dalmazia ha i suoi binari che da lì partono per portarti altrove e sono, ovviamente, anche loro dei binari particolari. Così come i binari ferroviari sono ad uso esclusivo dei treni, i binari della stazione Dalmazia sono ad uso esclusivo di pedoni e ciclisti.  Si tratta di attraversamenti pedonali, giardini pubblici, sottopassi ferroviari, piste ciclabili che permettono di partire (o di arrivare) dalla stazione Dalmazia. E su questi binari ci possono soltanto camminare i pedoni e/o pedalare i ciclisti. Dalla stazione Dalmazia (lato via Corridoni) camminando e/o pedalando si può andare in via Vittorio Emanuele passando dal giardino della casa del popolo di Rifredi e del suo teatro. Dalla stazione Dalmazia camminando e/o pedalando un breve tratto di via Bini si può scendere nel sottopasso ferroviario che si trova all’altezza dell’ultimo banco del mercato, risalire in via Corsica per essere velocemente alla stazione S. Maria Novella (magari buttando anche un occhio al cantiere infinito di un’altra stazione, quella dell’alta velocità agli ex macelli di via Circondaria, e se c’hai voglia puoi anche passare accanto dalla stazione Leopolda a Porta al Prato). Dalla stazione Dalmazia (lato via Mariti e grande magazzino OVS) camminando e/o pedalando nel sottopasso ferroviario si può arrivare nel giardino di via Mariti lungo il Terzolle o, attraverso un ponticino in ferro, oltrepassare il Terzolle ed arrivare in un batter di pedale o di passo al Ponte di Mezzo percorrendo il bel vialetto alberato del lungo Terzolle. Dalla stazione Dalmazia (lato via Vittorio Emanuele) pedalando sulla pista ciclabile di via Morgagni si possono raggiungere in un attimo (attimino?) l’Università e l’Ospedale di Careggi. Dalla stazione Dalmazia (lato via Reginaldo Giuliani) camminando nel sottopasso di via Panciatichi si può raggiungere via di Terzolle all’altezza dell’Istituto Tecnico Leonardo da Vinci ed essere già nella cosiddetta Firenze Nova. Dalla stazione Dalmazia (sempre lato via Reginaldo Giuliani) camminando in via Panciatichi si può raggiungere agevolmente la stazione ferroviaria di Rifredi.
Insomma se vuoi arrivare o partire da piazza Dalmazia il mezzo migliore per farlo è a piedi o in bici. Le auto sono mezzi obsoleti e inadatti allo scopo. È bello pensare che c’è un luogo a Firenze dove i pedoni ed i ciclisti si possono spostare più velocemente delle auto. Da piazza Dalmazia passano al giorno una valanga di auto, ma la usano, la sfruttano perché casualmente si trova sul proprio percorso. Chi si vuol fermare in piazza Dalmazia, chi la vuol vivere con il suo teatro, il suo cinema, la sua bella libreria di quartiere, i suoi negozi, il suo mercato, il suo giardino con le panchine una di fronte all’altra, la sua lunga pensilina, lo può fare solo usandola come se fosse una stazione.

Memoria
Il 13 dicembre 2011 in piazza Dalmazia sono stati ammazzati Modou Samb, 40 anni e Mor Diop, 54 anni.. Moustapha Dieng, 37 anni, reso tetraplegico, è ancora ricoverato al CTO di Careggi. Modou, Mor e Moustapha hanno avuto solo due colpe: il colore della propria pelle e la voglia di partire. Non hanno avuto il tempo di partire di nuovo, di continuare il proprio viaggio di speranza. Non dimentichiamoci di loro.

E io sono stanco, non stanco! ma stanco di non andare in nessun luogo quando mi strazia la voglia di partire.
Léopold Sédar (Lettres d’hivernage – poesia d’amore – trad. it. Marcella Glisenti, Edizioni Accademia, 1977)

(Visited 125 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.