Mi hanno raccontato di un ragazzo alto e magro. Biondo. Con due occhi di ghiaccio da pietrificare e affascinare.

Una sera è entrato in un locale. Lui, la versione ancora più longilinea di Kurt Cobain; che se ne stava al bancone a sorseggiare il proprio Martini Dry. Parlando di massimi sistemi con i propri amici.

“Sì, ti dico che è proprio lei!”

Gli occhi di tutti erano puntati su di lei: una diva del cinema. Bella da mozzare il fiato. Bella e solare. Bella da stenderti con uno sguardo.

E mentre tutti guardavano lei, lei, bionda come un campo di girasoli, girava il suo sguardo verso lui, biondo come il cantante dei Nirvana. Ammaliante come un rocker, che della vita sa il fatto suo.

“Sì! Ti dico che sta puntando proprio te… Davvero!”

Tra i “macchè…” di risposta e la consapevolezza che stesse davvero succedendo, il biondo rocker prese il coraggio. Si avvicinò, con il passo traballante mascherato da convinto, di chi ha appena scoperto di poter realizzare il sogno di una vita. O delle vite di tutti quegli uomini presenti nel locale.

“Ce ne hai messo di tempo per venire a salutarmi, per venire a conoscermi… Il tempo ce l’hai avuto: e adesso è troppo tardi. Devo andare. Ci vedremo in un altro locale. O in un’altra vita. Forse”.

E se ne andò. Col fascino da diva e l’autostima da diva. Con l’arroganza di una diva. Lasciando il biondo Kurt, solo, con in mano il suo Martini Dry.

La Fiorentina da campionato è così: non così affascinante. Non così bionda. Ma così impacciata da perdere le occasioni. E di occasioni, ne abbiamo avute da ingozzarci di Martini Dry per dimenticare.

girasoli1
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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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