Il cinema estivo, le gelaterie aperte dopo cena, un asciugamano da mare giallo, il doposole… Sono tra le cose che hanno sempre scandito la mia estate, insieme alle Feste dell’Unità.

Come potrebbe essere altrimenti? Io non sono nata perché quella sera non c’era niente alla televisione (ancora non esisteva Sky Atlantic), io sono qui perché i miei genitori avrebbero dovuto servire alla Festa dell’Unità, ma quel giorno disertarono. E spostando le lancette ancora più indietro, sono nata perché mia zia ha presentato un tale Giovanni a sua sorella, una tale Gloria, proprio alla Festa dell’Unità, la sera in cui parlava Beppe Grillo, e quei due sconosciuti qualche anno dopo hanno deciso di vestirsi bene e di sposarsi. Praticamente la mia crescita si poteva misurare nei tendoni delle Feste dell’Unità, ogni anno la mia testa sporgeva un po’ più in alto dai tavoli. A nove anni ebbi una grande delusione quando portando una bistecca ad una coppia scoprii che se n’erano andati, perché avevano aspettato troppo. Era il mio esordio da cameriera, negli anni precedenti mi era concesso solo portare l’acqua e i cestini del pane (c’è una rigida gerarchia da rispettare sotto quei tendoni), e persi proprio i miei primi avventori. Poi ci sono stati i gavettoni a Legri, e gli anni a Campi, a Villa Montalvo, quando andavo a servire in bicicletta con le mie amiche.

Le aspetto e le rispetto, le Feste dell’Unità, voglio loro bene. E le chiamino pure come vogliono, per me la sostanza non cambia, E’ come se cambiassero nome alla Barbie, a Sailor Moon o ai Tegolini, ti dispiace, ma quando una cosa fa parte della tua storia i nomi non ti condizionano più. E della mia storia, sono una parte di cui vado fiera. Ho sempre pensato che finché ci sarà qualcuno che passa due settimane a girare la carne sulla griglia o a preparare sughi per la pasta senza guadagnarci nulla, avremo qualcosa di bello da raccontare. Non tutto quello che in passato era positivo si è contaminato, questo presente non ha rovinato tutto, c’è ancora qualcosa che resta, qualcosa di sano che in qualche modo si è preservato. Nelle cucine, tra i tavoli, delle Festa dell’Unità io ci trovo un esempio di questo qualcosa.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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Un’ora e dieci

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Mina vagante