Populaire – Régis Roinsard.

Deve esserci un gran grattare di teste  e di barbe a Hollywood. Facce sconvolte, volti preoccupati. Fondi di caffè lasciati in giro sui set. Pare che i fratelli Coen si siano fatti aumentare le loro dosi di fiori di Bach dal proprio omeopata. Martin ha chiamato l’amico Francis e sono stati ore al telefono mentre l’avviso di chiamata gli segnalava il tentativo continuo e insistente di Steven di contattarli. Ridley Scott ha avuto un attacco di panico ed ha guidato tutta la notte sui boulevard con la faccia nascosta in un sacchetto di carta per non andare in iperventilazione. Night Shyamalan non si è scomposto, tanto i suoi film non li guarda più nessuno da anni.

Insomma, a Hollywood c’è tensione.

Tutta colpa di Populaire che in Italia per venire incontro alle nostre ridotte capacità mentali è stato tradotto in Tutti pazzi per Rose. Un piccolo film francese che non farà dormire la notte i registi di tutto il mondo perché capace di costruire intorno a un torneo di dattilografia veloce, si avete capito bene, dattilografia veloce, un film dolce, romantico e in alcuni punti perfino avvincente.

La storia e le unghie laccate sopra mani da contadina sono quelle della Rose del titolo italiano che partirà dal suo piccolo paesino della bassa Normandia per cercare un lavoro da segreteria in città con il sogno di arrivare a Parigi. Lavoro che ovviamente troverà insieme a un po’ di cibo per il suo cuore. Tutto qui? Diranno subito i lettori di Tutta Firenze. Si, tutto qui, una storia semplice e perfino banale costruita intorno al battere frenetico delle dita laccate della sensuale Déborah François su decine di macchine da scrivere vintage. Ma le storie bisogna saperle raccontare e Populaire è un piccolo manuale di cinema che tra una citazione e l’altra (come la carrellata intorno alle dattilografe sfidanti alla Toro Scatenato) riesce per tutti e i suoi 111 minuti a stare in bilico tra leggerezza e profondità come solo un certo cinema francese riesce a fare.

In poche parole, voi che non siete registi e che non vi sentirete minacciati dalla bravura di Régis Roinsard questa settimana potete passare dal Fiorella o dall’Odeon e farvi un giro nella Francia anni 50 per scoprire che la dattilografia veloce nelle mani di un regista di talento può diventare uno sport cinematograficamente avvincente quanto il pugilato.

 

Unghie laccate sopra mani da contadina è ovviamente una citazione di Francesco de Gregori e della sua Stella, stellina

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.