Chissà quanti genitori si sono chiesti quale fosse il modo migliore per insegnare ai loro figli ad essere onesti. E chissà quanti figli si sono chiesti come l’abbiano imparato. A volte però capita di associare un grande valore a un piccolo gesto, a una cosa da niente, che finisce per restarti in testa per tutta la vita.

Per me è successo con l’onestà. Sono cresciuta, in un ambiente, in una famiglia, imbevuti di lealtà, e se lo ritengo il presupposto di partenza per una vita come si deve so di doverlo ai miei genitori, ma in testa ho un episodio. Ci ha pensato mia nonna a farmi capire cosa volesse dire davvero essere onesti, e lo ha fatto con la semplicità e la genuinità di una contadina di Dicomano innamorata di Firenze, della Fiorentina e della sua casa a due passi da piazza del Bandino. Innamorata della Coop di viale Europa e della gelateria il Sorriso, ma innamorata anche dei suoi nipoti, al punto da non farsi intimorire da più di un’ora di autobus, per raggiungere via Santa Maria 145 a Campi Bisenzio. Armata di pazienza si trovava un posto sul 33 e timbrava il suo biglietto da 60 minuti, ma un’ora da Gavinana a Campi non le bastava, e all’altezza dell’Osmannoro timbrava un altro biglietto. Quando arrivava a casa io le dicevo che non importava che timbrasse di nuovo per 10 minuti di autobus, che tanto i controllori a Campi difficilmente salivano, ma lei mi rispondeva, quasi stupita: “Ma il biglietto dell’Ataf dura un’ora, e non un’ora e dieci, e quindi ne uso due”.

Così oggi, quando penso a dare un volto all’onestà non immagino quello di un uomo che trova un portafoglio con duemila euro e lo restituisce, non penso ai grandi gesti, seppur onorevoli, ma ho in mente lei. E’ solo una piccola cosa, e forse non vuol dire niente, ma se dovessi spiegare ad un bambino come poter essere onesti nel piccolo di ogni singolo giorno, parlerei della mia nonna Giuliana, seduta dietro l’autista, che controlla l’ora col suo biglietto in mano, e che dopo la Motorizzazione si alza e timbra il suo biglietto, perché è il momento di farlo.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.